Poesie per Velia
Estate
1
espira.
ispirami
l’estate
estirpandomi
la noia.
respira
2
affogarmi
nel golfo
dei tuoi capelli,
intrecciarti ai miei sentimenti,
lo zolfo
dei miei pensieri
si solidifica
in versi magmatici:
mi manchi
3
rannicchiandomi accanto a te,
farmi una chiocciola,
fammi da chioccia,
rendimi tuorlo, guscio e albume,
covami dentro
le mie aspirazioni,
le abbreviazioni
nelle mie gengive
in cui mugolo ciò che sogno:
una casa insieme,
una grande famiglia,
i nostri pulcini
a crescere il seme
delle nostre
uova
4
insegnami a essere
come l’acqua:
a lasciarmi andare
negli aspri sentieri,
nei tuoi dolci fluttui
galleggiare
sulla paura di affogare,
sui letti della schiuma lunare
respingerci dal fondo
e farci boa
di nuove fasi
5
vorrei trasformare i mari del mondo
nel tuo latte,
riempirlo di fulgidi seni,
di stelle marine, a simular l’incanto
dei tuoi occhi, aspettare la notte
per confondermi tra le onde,
tra le lacrime e i piaceri
dei misteri di una tua conchiglia,
sono i cumuli delle ciglia
a cui voglio
appartenere
6
mi rigiro
tra l’afa delle lenzuola
per raggirarmi la tua lontananza
e farti a me
mortalmente vicina
7
ho navigato nelle tue retine
per seguire le luci di un faro,
calcolare i tempi delle prossime
ripetizioni, modulare la navigazione
e ad acciufarti dentro il mio cuore,
farti guardiana dei nostri nomi,
notturna lucciola di attesi futuri
8
come sub di anime rotte,
abbiamo copiato
ai pesci le branchie
per immergerci nelle spelonche,
raggiungerci i fondali,
son terre emerse
gemme, coralli e ostriche
9
fiore, dammi ascolto,
sto cantando ai tuoi anemoni petali:
come la spieghi la sensazione
a chi non capisce
di vivere a galla,
a rubare alle onde i respiri,
aspettarsi morire le pinne
vinte da una precaria ipotermia;
restituisci gli ossigeni
alle spine ingoiate dal sole,
alle lische seccate dal sale,
alle squame grattate dal mare.
ridammi la gioia
dei pesci pagliaccio
10
a imparadisarti
la bella stagione
per farti la testa
lieve.
a sospingerla, come mongolfiera,
tra le vesti turchine e stellate
e riempirla con i tuoi sogni cadenti
11
umidi fasci violetti
mi supplichi in dono.
gocciolanti sopra le crepe
di vasi grondanti
di febbre e sete
di un odore antico
che impregna le stanze,
l’estate di carne e buio:
un regalo di pinete e giacinti
12
i nostri figli
ci chiederanno
come mai ti chiamo
Ceneré.
seguiranno risposte scontate,
mamma è una principessa,
l’hai mai ascoltata davvero cantare,
non può fare a meno delle sue scarpette.
conosceranno meglio del padre
la giusta risposta:
quanto tu possa essere nobile
nella condivisione dei tuoi frammenti,
li consegni ai tuoi topolini,
quelle schegge di cristallo
che compongono il tuo cuore;
quel generoso amore
nel concederti ai tuoi vicini
e non richiedere in cambio nulla.
donare acqua e vino
e sfamarsi di bava e cenere
13
istruite le raganelle
a cantare ballate funebri
per squassare acini e nervi
accordando i baffi ai gattini
per usarli come violini
nella vendemmia dei nostri corpi.
alla salute, buon vino rosso
14
il mio cervello
vorrebbe vestirti
di bolle azzurrognole,
fabbricarti una grotta marina
che possa abbigliarti
dalla nuca ai piedi,
renderla ghiaccio, farci un igloo,
cappotto termico per le bufere.
ma aghi di sole
scoppiano tutte le bolle:
nel tentativo di difenderti
io resto inerme…
15
hai nascosto
le tue iniziali
nel vento.
nelle vele crepuscolari,
nel veneri biricchine,
barche e costiere
che ispirano ai piccoli
le loro poesie,
in velli argonautici,
in aurei tessuti
per lenire ferite,
le mie malattie.
ho trovato
le tue iniziali
nel vento
16
scivolare
nelle voragini
delle tue grida,
spezzare l’incanto
dei vortici neri,
testarda sirena
separarti le acque profonde,
strizzarti la sofferenza,
cantarti la mia silenziosa
aria:
l’ansia, nella mia canzone,
è il lievito di un bianco
e luminoso pane
17
la mia notte di mezza estate
non è finita
se il mio sogno sei ancora tu:
Velia
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