Buon Natale Nasino!

Giulietto Nasino ha sei anni e frequenta la scuola elementare “Michelangelo” di Roma con risultati mediocri per una scuola pubblica e da bambino prodigio per una scuola privata. Giulietto logicamente rientra nella seconda categoria e per i suoi strabilianti risultati viene definito dalle maestre il “Benjamin Button di Collina Fleming”, in casi più estremi “l’Eminem delle tabelline” e nell’ora di religione “il Van Basten dei Salmi”.

Tutti i genitori e i bambini sono fieri di avere a che fare con una scuola prestigiosa come il Michelangelo nonostante l’istituto periodicamente presenti delle ambiguità. Un giorno il secchione della scuola ha detto al preside quanto fosse fiero di frequentare una scuola che si chiama così per il grande genio rinascimentale e il preside dopo essere esploso in una fragorosa risata, gli ha dato una carezza sulla testolina con fare paterno e gli ha detto: – Macché! Ma è per la tartaruga ninja! -. Questi aspetti possono sicuramente lasciare un po’ interdetti ma in difesa del preside Burielli posso dire che tiene molto ai suoi studenti e vuole che vivano nella stabilità economica. Basti pensare che una volta ha chiesto ai genitori di fare una colletta per aiutare una famiglia in difficoltà ad aprire un conto offshore. Quella mattina un grande contributo lo hanno dato anche i genitori di Giulietto ma a scuola si è presentato solo il padre. La madre non si era sentita bene, da tempo sta vivendo una violenta depressione, non è riuscita a riprendersi dalla caduta dell’ultimo governo Berlusconi e tuttora vive in un’anacronistica bolla politica. Lo psicologo per curarsi le ha prescritto degli antidepressivi molto potenti e di sputare due volte sulla foto di Santoro, ma non sempre queste pratiche terapeutiche hanno l’effetto desiderato, può capitare che la rendano nervosa e così spesso vaga per casa brandendo un coltello mentre grida: – Esci Veltroni! Bastardo! Lo so che sei qui! -. Il padre di Giulietto invece non è così politicizzato quanto la madre. Lui si limita solo a considerare inutile e vuota qualsiasi forma di protesta contro il potere politico o il sistema economico vigente, anche la più blanda. Il vignettista satirico dichiaratamente sinistrorso dal nome “Sènero Nonvale” mostra regolarmente nel programma TV “Il Delirio dello Sciamano” una striscia goliardica sulla politica per un pubblico così targettizzato che ogni tanto non mette i disegni ma solo i puntini e loro li collegano telefonando da casa. Il padre di Giulietto, senza ammettere di essere un nostalgico dell’editto bulgaro, guarda il programma solo per commentare con tono sprezzante: – Pensare che una vignetta sia una rivoluzione è come pensare che una scoreggia sia una cagata -. Dopo questa elevata elucubrazione scatologica solleva di poco la coscia destra e scoreggia con esperienza uscendo di scena tra l’ilarità famigliare per andare in bagno. Lui è un ex-yuppy cresciuto nella baldoria degli anni’80 e la sua vita fino a pochi anni fa è stata sotto la regia di Carlo Vanzina raggiugendo un livello di profondità molto basso in una scala che va da zero a Jerry Calà. Ha sempre vissuto nel benessere e la sua fortuna è quasi tutta ereditata dal padre. Il nonno di Giulietto è stato un viscido venditore d’automobili che dal divorzio ha ricominciato ad andare spasmodicamente a caccia di donne ma l’unico buco che è riuscito ad allargare è stato quello dell’ozono. Ha dedicato tutta la sua vita all’evasione fiscale e fino a poco tempo prima della sua morte, nonostante la demenza senile, ogni volta che vedeva un finanziere premeva spontaneamente il pulsante del salvavita Beghelli. Ha avuto un infarto mentre stava facendo i colloqui per trovare un domestico. È morto facendo quello che amava: assumere stranieri in nero. Il padre di Giulietto quindi, come tutti i suoi vicini, brilla di luce depressa e il capitale paterno sta iniziando a finire a causa di “qualche investimento andato male”, che è un modo molto liberal-moderato di chiamare la cocaina. Per diverso tempo il padre di Giulietto ne ha fatto un uso appassionato, quasi romantico. Quando sniffava piangeva perché non poteva più rivederla. Non si rendeva neanche conto di avere una dipendenza. Quando i suoi amici hanno iniziato a chiamarlo “Al Pacino nella scena finale di Scarface” gli è sorto qualche dubbio. Un periodo ne aveva talmente tanta che la usava come pangrattato. Una sera Giulietto dopo aver mangiato mezza teglia di gateau di patate la cui crosta conteneva l’inusuale ingrediente sentiva una tale incremento delle sue abilità che il giorno seguente è entrato in classe per fare il tema di italiano ed è uscito un’ora prima per ritirare il Premio Strega. Tuttavia, questi grandi risultati non riescono a compensare la decadenza finanziaria della famiglia Nasino che vive in una condizione tale da non potersi permettere neanche una Range Rover. La situazione sembra non conoscere un punto di svolta fino ad oggi. Germano, il fratello del padre di Giulietto, passa a trovare per un saluto la famiglia di Giulietto. Germano è uno strano tipo che sembra vivere in una macchina del tempo che mescola passato e presente. Di solito fa cose come controllare il meteo sul televideo o mandare i meme via fax, ma oggi giunge a casa del fratello brillante di luce post-moderna. Dopo aver bevuto il caffè Germano inizia a parlare a suo fratello guardandolo con gli occhi di chi ha scoperto un grande affare mentre con l’indice picchietta sullo schermo del suo Samsung Galaxy: – Forse non mi sono spiegato, questi ragazzini sono seguiti da milioni di altri ragazzini. Milioni. Milioni di nanetti che guardano i loro cazzo di video e i genitori dietro, paraculi, fanno un sacco di soldi. Tiè, guarda qua, – dice avvicinando il cellulare al padre di Giulietto che guarda con mal celato disinteresse – chi meglio di un bambino può convincere un bambino a comprare un giocattolo. È perfetto come far vendere il fascino senza contenuti a Monica Bellucci -. In altre parole questi ragazzini fanno unboxing, ovvero caricano video su YouTube in cui aprono scatole di giocattoli e ne parlano facendo milioni di visualizzazioni e milioni e basta. Se pensi che c’è chi nella vita le scatole le ha aperte e pure chiuse guadagnando molto meno sembra quasi brutto nei confronti dei traslocatori. Germano continua: – Guarda che questo è il futuro! E i video sono pure a colori! – aveva lasciato la macchina del tempo in doppia fila – io non ho figli altrimenti lo farei. Ora ci stiamo per avvicinare al Natale e i bambini chiedono regali che i loro genitori non sanno neanche pronunciare. Ci sono ragazzini che nel 2020 darebbero oro per un Nintendo 64. Basta che compri una videocamera del cazzo, se ne trovano quante ne vuoi su Internet a cinquanta euro… scusa di nuovo, ci ho pensato un po’ prima di dirtelo ma mi hai detto che con tua moglie le cose non vanno bene e allora ho pensato a una soluzione. Poi magari con i guadagni facciamo a metà… -. Il padre di Giulietto fissa il pavimento con le mani strette sui fianchi e scuotendo la testa dice: – No, no, non con mio figlio -. Germano riprende parola e con un gesto rapido si aggrappa all’avambraccio del padre di Giulietto e si china un po’ come a voler diventare più basso di suo fratello e assumere un aspetto più supplichevole: – Scusa se mi sono permesso… ho pensato che anche Giulietto si sarebbe divertito, non volevo offenderti…- il padre di Giulietto scuote ancora la testa e questa volte prima di parlare gli trema leggermente il labbro inferiore: – No, io mio figlio non lo faccio sedere davanti a una telecamera da cinquanta euro -.

Gli sfarzosi addobbi natalizi stanno iniziando a tingere le strade, tutti i bambini sono a casa dalla mattina alla sera facendo quello che gli riesce meglio: far pentire i genitori di non aver usato gli anticoncezionali.  Il Natale sta riassumendo le sue forme consuete, il papa sta già facendo i gargarismi per la messa di mezzanotte, l’impiegato si adagia sognante nell’attesa della tredicesima e mangiare l’uvetta ancora non rientra nell’albo delle malattie psichiatriche.  Il padre di Giulietto nel frattempo ha parlato dell’idea di Germano con sua moglie che confusa dagli psicofarmaci gli ha detto: – Va bene, basta che non c’è di mezzo Bersani -. Successivamente ha comunicato a Giulietto che quest’anno Babbo Natale sarebbe passato con un po’ di anticipo e che sotto l’albero avrebbe trovato un social media manager. Giulietto non sapeva cosa fosse ma ha sorriso comunque perché gli hanno insegnato che bisogna sempre essere grati quando qualcuno ti regala qualcosa con un nome inglese. Lui però, riflettendoci a lungo, pensava fosse una console o un videogioco di fantascienza, quando invece gli si è parato davanti alla porta di casa un tizio sulla trentina, pelato, con paio di occhiali da vista con la montatura marrone, una lunga barba nera e folta come quella di un rabbino, vestito con un cardigan blu e rosa, jeans sbiaditi e sneakers bianche ha cambiato idea. Quella che aveva davanti era una creatura mitologica con la testa di Steve Jobs e il corpo di un graphic designer. Questo tizio impartirà delle lezioni a Giulietto con lo scopo di fornirgli una preparazione nel campo del marketing digitale torchiandolo con veri e propri esami universitari. Mentre gli altri bambini fanno il presepe, Giulietto studia per superare “Ferragni 1”. Nell’arco di una settimana Giulietto è diventato Leonardo Di Caprio in The Wolf of Wall Street. Un prodigio del mondo finanziario. Per il cenone di Natale al posto della poesia avrebbe recitato a memoria un editoriale de Il Sole 24 Ore, l’otto dicembre la zia gli ha regalato un giubbottino Moncler blu ma lui con educazione regale lo ha rifiutato dicendo: – Grazie zia, ma ci sono cose più importanti nella vita, come l’andamento del Nasdaq -. I progressi di Giulietto aumentano giorno dopo giorno, il padre è rimasto meravigliato quando una notte Giulietto si è svegliato in lacrime e terrorizzato dicendo di aver sognato la crisi del 2008.  

L’aumentare di lucette nelle strade e di pandori, torroni e panettoni nei supermercati è direttamente proporzionale al diffondersi a macchia d’olio in TV di pubblicità su giochi e videogiochi da incastonare a forza nelle camerette di tutti i bambini. Il videogioco del momento si intitola “Catanzaro Experience” e viene pubblicizzato a ripetizione tra un TG che parla dello straordinario esodo vacanziero e un altro. I videogiochi stanno diventando sempre più realistici, l’anno scorso ne è uscito uno di guerra così realistico che dentro ci trovavi pure due biglietti per volare in Palestina. Quest’anno hanno deciso di ambientarlo in Italia e, per perpetrare il trend di realismo, il giocatore deve impersonare uno studente fuorisede calabrese che si paga gli studi facendo il cameriere in una birreria artigianale. Alla fine è una cosa alla Super Mario solo che non bisogna far saltare il pupazzetto sulle piattaforme ma da uno stage non pagato all’altro. Tuttavia, i colori luminosi e accattivanti attraggono moltissimi bambini.

Un consiglio composto dal padre di Giulietto, Germano e l’ormai di casa social media manager decretano che Giulietto è pronto per un unboxing di Catanzaro (come lo chiamano ormai loro in confidenza) e martedì quindici dicembre, con l’atmosfera pronta ad accogliere l’odore di cappelletti in brodo, i tre sistemano una videocamera (da più di ottocento euro) davanti a Giulietto che nel frattempo indossa una maglioncino rosso con una grande renna sorridente disegnata sopra. Alle sue spalle c’è un muro bianco dal quale sono stati tolti due quadretti con le foto di famiglia e uno, che rilassa tanto la madre di Giulietto, con la foto di Gasparri. Questo sfondo essenziale è stato pensato dal social media manager per infondere negli spettatori adulti l’idea di purezza e innocenza tipiche dell’infanzia. Giulietto ha appena finito di scrocchiarsi le dita ed è pronto a strappare il cellophane, ripete velocemente il discorso che gli hanno fatto imparare e si dà un’ultima sistemata al maglione. Accendono la videocamera, Giulietto fa un sospiro profondo: – Ciao a tutti ragazz… – il padre fa segno a Germano di dover andare in bagno, Germano annuisce e gli fa segno con l’indice sul naso di non fare rumore. Il padre di Giulietto sta per attraversare la sala da pranzo ma si ferma a metà: la TV è misteriosamente accesa con il muto e c’è un fumettista che parla. Il padre di Giulietto, preda di un riflesso ancestrale, non riesce a trattenere una scoreggia.

Domenico Dolcetti

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