Alla recente uscita di Rime in prima copia, Antonio Semproni dialoga con l’Incendiario, attraversando la genesi e la produzione di questa sua prima raccolta di poesie, di queste sue prime rime, che per Semproni regolano quanto è caotico e squassato sulla terra. Domenico Dolcetti regola il dialogo, collega e amico di Antonio Semproni.
Domenico: Rime in prima copia è una raccolta di poesie in rima o – come tu dici – ordinate in rima. I brani della raccolta (un’introduzione + 53) sono disparati e ve ne sono, tra gli altri, di onirici e visionari, di critici e radicali. Insomma, è una raccolta intensa, ricca sia nella quantità che nella qualità e variegata nei temi. Quest’ultimo aspetto colpisce particolarmente. Quale tra i temi che affronti ti ha spinto maggiormente a pubblicare il libro?
Antonio: Non c’è un tema che predomini sull’altro, ma ce n’è qualcuno che ne ispira un altro. Così, se nei primi componimenti non mi fossi affacciato in me stesso (questo risalta già dai titoli, come Ombra e Anima senza corpo) nei componimenti che seguono non sarei riuscito a spalancare la mia finestra sul mondo. Dunque c’è un movimento di questa voce che prima indaga in se stessa e poi si apre sul mondo, con la Gente che guarda, Marilyn Monroe e il Futuro in tavola. Credo che questa dialettica ci riguardi in tanti: andare in letargo per poi spiegare le vele, fare prima chiarezza in se stessi se fuori la prospettiva è opaca.
Quindi un tema tira l’altro. A fomentarmi verso la pubblicazione è stata la sensazione, tutta soggettiva e forse illusoria, di aver chiuso un cerchio. Ma pure la consapevolezza, un poco più salda, di aver rinvenuto, tra questi componimenti sparsi in circolo, uno stile comune: la rima, appunto (di qui la prima parte del titolo).
Domenico: Tornando alla quantità delle poesie, il libro contiene un numero consistente di componimenti. Sembra che tu le abbia scritte in arco di tempo molto ampio. Quando hai capito che avevano qualcosa in comune?
Antonio: Qualcuna di esse risale al 2008 – 2009: penso a Edimburgo Cartolina (che nasce da un viaggio a Edimburgo, innevata) o a Girotondo, che sboccia da una lettura fatta e da rifare (Sartre, La nausea). Il punto è che tutti i brani l’ho revisionati e revisionati fino ad arrivare a un insieme a mio parere pubblicabile, una “copia zero o prima” (da cui la seconda parte del titolo), che rappresenta un punto ben definito (e forse pure definitivo, dopo le tante revisioni [ride]) almeno per me in questo preciso momento. In futuro non escludo riscritture né trasfigurazioni (anche parodie? perché no).
Che i brani avessero qualcosa in comune l’ho capito quando ho iniziato a pensare (o a sbucare dal mio inconscio) in rima. Lì ho afferrato che questa cifra espressiva poteva essere ben riconoscibile e dunque unificante.
Domenico: In alcune poesie della raccolta c’è traccia di un luogo, in altre invece non c’è il minimo indizio di un proscenio. In che rapporto si pone la tua scrittura coi luoghi?
Antonio: ci sono dei luoghi che m’hanno ispirato, indubbiamente. A volte i luoghi ti parlano proprio e tu li stai ad ascoltare. Così è in Genova Cartolina: nella prima strofa c’è uno spicchio di luna e nella seconda la luna piena. Non sono mica rimasto un mese a contemplare il ciclo lunare [ride]. Ma un bel po’ di tempo fa ho vissuto lì per dei mesi e a tornarci un week end e vedere di nuovo la luna sul porto avrò avuto una qualche sublimazione di immagini sedimentate nel subconscio. Quando poi la luna sta sul mare – come a Genova – pare starsene proprio per i fatti suoi (e parlare da sola): è una cosa curiosa da osservare (e stare a sentire).
Altre volte mi sono imbattuto in cose che, per via di un’identificazione metaforica o simbolica, mi hanno rimandato a un posto. Per esempio, c’è un brano, Mare di notte, che ho partorito incrociando, di notte, una grossa buca a Scalo San Lorenzo: m’è subito sembrata – come scrivo – una buca per seppellirci un morto e poi pure un pozzo per berci.
Altre volta ancora (forse la maggior parte) m’è scoppiata nella testa una scintilla, una sequela di simboli e immagini che si susseguono come in un sogno stilizzato: penso in particolare ai componimenti sul tempo che stanno nella raccolta. In questi casi il luogo come proscenio c’azzecca poco o niente, però lo stare in un luogo o in un altro, l’osservare una cosa o l’altra di quel luogo non è affatto irrilevante per l’epifania della poesia. Per esempio il brano Pausa sigaretta è tutto una visione onirica, ma la sigaretta dell’incipit è esistita (e stata consumata) nella realtà.
Domenico: Nella raccolta si parla pure di andare via da casa (Via da casa) e di tornare a casa (Tornare a casa): cosa significano per te questi momenti? in che rapporto stanno?
Antonio: ci sono tutti e due questi momenti nella nostra crescita e sono entrambi necessari (sì, pure quello di tornare a casa) e delicati: forse non è un caso che mi sia venuto naturale trattarli con una certa tenerezza. In Via da casa emerge pure una certa goffaggine: si spicca il volo dal nido casalingo e si atterra con una storta. La nostra generazione si rivela goffa quando va via da casa, come un uccello con le ali tarpate. Taccio su colpe e capi d’imputazione perché non siamo qui a politicheggiare [ride]. Tornare a casa è scambiarsi, pure solo simbolicamente, le parti, diventare (almeno provarci) genitore dei propri genitori.
Domenico: La scelta di un brano di Dargen D’Amico in citazione è una casualità?
Antonio: Per nulla. E ha un significato che va al di là dello sposalizio con la rima. La citazione è tratta dal brano Malpensandoti, cui sono molto legato. In Dargen la rima è – secondo me – espressione di un nudo ironico (a volte pure dolente) e mi piace questa cosa di mettersi a nudo con ironia (tanta ironia, aggiungo).
Domenico: Oltre Dargen, ci sono legami tra la tua poesia e il rap?
Antonio: Direi di sì, sopra tutto per la rima e la metrica, dunque per la forma. Quanto al contenuto, il discorso è ben diverso. Il rap è diventato un mondo troppo variegato per stare in un solo insieme. Ci stanno tanti artisti che si guardano l’ombelico o si fanno alfieri del turbo capitalismo, ma pure altri che hanno davvero una più complessa visione del mondo da comunicare (penso a Dargen, Murubutu e Rancore ma non solo).
Domenico: Ripenso alla scena di The Wolf Wall Street nella quale di Caprio chiede a un tizio di riuscire a vendergli una penna. Se dovessi convincere qualcuno ad acquistare questo libro cosa diresti?
Antonio: Non sono bravo in questo genere di cose e perciò vi lascio alcuni brani di seguito.
Potete curiosare sugli altri brani (sono in tutto 53 più un’introduzione) nelle librerie che gentilmente mi ospitano (La Porta Gialla di Tivoli, Ubik di Monte Rotondo e Arethusa di Roma Centocelle). Se siete temerari potete leggere l’intero libro sfidando la pazienza dei gentili librai. Conosco gente che con questo stratagemma modo ha preparato l’esame di diritto privato: da veri uomini di legge, non solo hanno superato l’esame ma si sono beccati pure una bella denuncia.
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Pop
Oggi sono andato a fare shopping
ma non ho comprato niente
è stato come fare jogging
ma molto più seriamente
senza nemmeno salutare la gente
ieri sono andato in discoteca
ma non ho ballato per niente
è stato come andare in biblioteca
ma molto più riservatamente
senza nemmeno riconoscere la gente
l’altro ieri sono andato a lavorare
ma non ho combinato niente
è stato come andare al mare
ma molto più pudicamente
senza vedere nuda la gente
domani scoppierà la guerra
ma io non farò niente
sarà come cadere giù per terra
ma molto più divertente
cadrò insieme a tanta altra gente
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Pausa sigaretta
Accendo una sigaretta per passare il tempo
che però resta in attesa, pigro e fermo
tiro una boccata: il tempo s’avvia a stento
un’altra e poi di nuovo: procede gambe in spalla
così la curva dei miei pensieri impenna e deraglia
proprio quando registrava passeggeri in aumento
adesso sparpagliati fuori delle vie del centro
dove vigila il sussulto delle lancette
che cadenzano un ritmo come bacchette
che precipitano la cenere dalle sigarette
che si eclissano come un faro spento
e il traffico dei miei pensieri riprende lo scorrimento
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Tempo (non) è denaro
Come si può lavorare indifferenti per ore
quando fuori c’è il sole che lento muore?
Come si può produrre inchiodati a una sedia
quando il sole non chiede e muore di inedia?
Il sole muore per finta, la luna gli dà il cambio
il sole come una moneta entra in un salvadanaio
con il fondo aperto, che non trattiene guadagno
di un palmo largo, che non conosce risparmio
gli uomini misurano ad ore il proprio guadagno
tengono il tempo stipato nel proprio salvadanaio
pronti a romperlo in vista di un proficuo scambio
così che la loro vita è lo sciupo di questo risparmio
gli uomini minacciano al tempo una guerra
“Dacci la ricchezza per conquistare la terra!”
ma il tempo non tiene che una vecchia moneta
il sole, che semina ricchezza per tutto il pianeta
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Sfugge
La vita ha un senso che mi sfugge
tra la terra che raschio con le unghie
sul fondo dove riposano giornate lunghe
strappate in brani che ne fanno giornate corte
ciclostilate su biglietti che sono estratti a sorte
da mani stanche affondate nelle buche
mani senza granfie artigli unghie mani nude
cui la terra sverginata rende calli e verruche
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Giostre
La vita è alle giostre ed esprime un capriccio innocente
che però la morte severa giudica impertinente
“Ora basta, questo è l’ennesimo! Che ti basti l’ultimo centesimo!”
la vita lo lega con lo spago per riaverlo, come un incantesimo
dopo le montagne russe si mette a giocare al go kart
che ha nel ventre del motore fuliggine e una memory card
che quando si inceppa genera un déjà vu
riecco la morte, mamma mia, pensaci tu!
la falce della morte taglia lesta lo spago
la pelle del sedile punge la vita come un ago
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Link al sito dell’editore: http://www.controluna.com/prodotto/rime-in-prima-copia/
Controluna Edizioni è una piccola casa NoEAP romana del gruppo LIT e si occupa di poesia.
Rime in prima copia è disponibile presso:
Libreria La Porta Gialla di Tivoli (Via Arnaldo Parmegiani, 10)
Libreria Ubik di Monterotondo (Via Adige, 2) Arethusa Libri di Roma Centocelle (Viale della Prima