ELOGIO DEL SECONDO

Valtteri Bottas, 31 anni, pilota di Formula 1, da 5 anni compagno di team dell’eptatitolato Lewis Hamilton in Mercedes, 9 gp vinti, 17 pole position: un gentlemen delle corse, mai una lite, una parola di troppo, una faccia un po’ così con quell’espressione un po’ così…mai nulla di tutto ciò.

Ultimamente, però, il nostro secondo pilota del cuore è bersagliato dalla stampa internazionale: “sei troppo lento”; “non vincerai mai il titolo”; “se non avessi una macchina del genere ti supererebbero anche i cammelli” ecc ecc… tant’è che appena due settimane fa, alla vigilia del Gran Premio di Spagna, i giornalisti di mezzo mondo lo vedevano già in pensione, pronto ad essere sostituito dal più giovane George Russell in forza alla Williams. E in questo caso Valtteri non l’ha mandata giù, ha definito i rumors delle semplici ‘bullshit’ (stronzate), specificando che non è la Mercedes a sostituire i dipendenti a metà stagione, questo semmai lo fanno gli altri. Insomma, come si dice a Roma, ha ‘sbroccato’.

Bottas, inconsapevolmente, in quella conferenza stampa ha dato voce a tutti i secondi di questo mondo, a tutti quelli che se ne stanno in disparte a fare il lavoro sporco arrotondando il mestiere del primo di turno che ‘palla avanti a Cristiano e s’abbracciamo’. Bottas ha dato voce a chi non l’ha mai avuta.


Parliamoci chiaro, quante volte nello sport, nella vita e anche nella letteratura abbiamo fatto il tifo per quello sfigato, per il capro espiatorio di turno, quel giocatore, quella persona o personaggio che sta sulle palle a tutti ma ci sta tanto simpatico, forse per la faccia, per il suo starsene in disparte senza polemiche mentre tutti lo bullizzano, chissà?! A noi è tanto simpatico.


Diciamocelo -col tono alla Ignazio La Russa- son capaci tutti a tifare Hamilton, Cristiano Ronaldo, pure se non mette dentro una punizione, oppure Pasolini. Sì, Pasolini, anche gli autori si possono tifare, di quel tifo vero che ti trasporta in un pathos irrinunciabile per un suo libro, una raccolta o una citazione lampo, arrivata proprio nel momento giusto, come un sorpasso all’ultimo giro.


Fermiamoci qui, pensiamo a Pasolini, l’intellettuale più discusso del Novecento europeo: sì, mi direte voi, stava sulle palle a tutti, ha subito decine di processi, gli davano sempre addosso tutti. Mi ci riconosco. Io lo tifo, e invece sbagli. Sbagli perché Pasolini sapevano tutti chi fosse. Stava sulle palle a tutti ma il suo talento, la sua verve e il suo carisma non ce l’hanno mica in tanti. Fai male a tifarlo. Dovresti tifare Sandro Penna, il grande Sandro Penna, morto in solitudine e in semi-povertà. Amicissimo di tutta l’intellettualità romana del secondo Novecento; poeta della natura, della luce, dei sentimenti intimi, puri e semplici. Eppure pochi se lo ricordano. Tra le donne e gli uomini di lettere, forse, Sandro Penna ha ancora una vita, ma tra la gente che poco ha a che fare con questo mondo: “Sandro Penna chi cazzo è?”.


Ecco, se dovessimo riflettere sui nostri due eroi: Bottas e Sandro Penna sono inversamente proporzionali, per ogni vittoria di Bottas ci saranno sempre quei delatori pronti a infrangere la stupenda vittoria della domenica con un sardonico “Eh vabbè ma oggi Lewis ha fatto degli errori”; allo stesso tempo, ci saranno sempre quelli che ad una strofa come:

La vita…è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente

Sandro Penna, La vita è ricordarsi di un risveglio in Poesie, Milano, Mondadori, 2019

Preferiranno:

Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto…

Pier Paolo Pasolini, Il Pianto della scavatrice in Le ceneri di Gramsci, Milano, Guanda, 2017

Come per Bottas e Sandro Penna la figura del secondo si ritrova all’interno degli articoli che andiamo a presentare questa settimana:

Fabio Massimo Cesaroni analizza uno dei fumetti più brevi riguardanti la decennale disputa tra Batman e Joker, tra il buono e il cattivo, tra il primo e il secondo o viceversa: The Killing Joke è un fumetto scritto da Alan Moore e disegnato da Bryan Bolland, uscito nel 1988. Racconta, in appena 60 pagine, una delle tante lotte tra Batman e Joker che alla fine si chiuderà con una barzelletta in cui i due, forse complici, per la prima volta ridono a crepapelle insieme. Non esiste più primo e secondo, buono e cattivo, nella pazzia dilagante di Joker casca anche Batman oppure è il contrario.

Antonello Costa recensisce L’acqua del lago non è mai dolce, di Giulia Caminito edito da Bompiani nel 2021. Storia potente, ambientata ad Anguillara, strutturata a partire dal racconto in prima persona della protagonista Gaia, definita dal recensore “colma di ego, che non eccelle nel bene e nel male, è una figura fredda e irritabile, rinchiusa nella sua zona grigia”. La sua persona oscura la figura di Iris, amica modello, e quella della madre Antonia, vera seconda che costruisce e non consuma, che aiuta e non esige.

Lorenzo Buonarosa per la redazione dell’Incendiario

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