«Ehilà bella, ti va di scrivere un editoriale?»

Questa settimana il team dell’Incendiario vi fa una bella sorpresa: ad occupare il ruolo che solitamente spetta ai nostri direttori ci sono io, Gloria, una delle collaboratrici. Finalmente prendo il posto di Antonello, sono sicura che qualcuno si era un po’ stufato del suo tipico intercalare “caro lettore/cara lettrice”. Scherzi a parte, sono contenta di scrivere l’editoriale di oggi, e vorrei porre la vostra attenzione su un tema molto serio, e per questo anche molto discusso, ovvero quello delle molestie per strada, definite “catcalling”. Credo che tutte/i abbiate sentito del recente evento che coinvolgeva un noto personaggio pubblico, il quale definiva un’esagerazione la dicitura catcalling e sminuiva il fenomeno. A tutti e tutte (sì, anche le stesse donne) coloro che la pensano come lui non dico nulla, ma se ritenete sia normale essere molestate mentre si esce a fare la spesa o si torna dal lavoro/università/scuola, allora c’è qualcosa che deve essere cambiato nel nostro modo di percepire la libertà d’espressione. Ricordo di aver letto al riguardo anche i commenti sotto la notizia di una testata nazionale in cui si raccontava dello sfogo di Aurora Ramazzotti, la quale aveva subito una molestia del genere. Commenti allucinanti. Mi è capitato spesso di leggere cose abominevoli, ma quel giorno ho avuto bisogno di chiudere i social e di prendermi una pausa dal mondo. Come si può pensare di arrogarsi il diritto di fischiare, fermare, urlare qualcosa a una persona senza il suo consenso? Credo che, a parte il retaggio culturale patriarcale che sta dietro questo atteggiamento di maschilità performativa, ci sia anche un’amplificazione di un fenomeno sociale molto più recente. Con l’uso dei social chiunque ha la possibilità di scrivere commenti o inviare messaggi privati a ogni utente presente sulla rete, e questo scatena spesso imponenti shitstorms nei confronti di personaggi pubblici che hanno molta risonanza mediatica. Parlare è un potere, non solo un diritto, e la rete web regala questo potere a tutti. Per rendersene conto basta aprire un qualunque post di politici, influencers, cantanti e artisti vari: lunghi o brevi commenti di persone comuni che si nascondono dietro uno schermo pensando di poter superare i limiti della decenza e di poter scrivere impunemente tutto ciò che gli passa per la testa. Ecco, credo che con il catcalling sia più o meno lo stesso: l’uomo prende parola e, cosciente di essere impunito e orgoglioso di essere completamente libero di farlo, molesta una donna. Cosa c’è in comune tra questi due fenomeni? Il senso di potere che si prova, a parer mio.

Quel che nessuno immagina, o che ignora volontariamente, è il senso di paura, rabbia, ansia e impotenza che prova una donna quando riceve questo tipo di molestia. Paura, perché che tu abbia 12 o 42 anni, non sai mai se quel commento si trasformerà in qualcos’altro. Rabbia, perché non è giusto che io, ragazza indipendente, debba rinunciare ad alcuni eventi per evitare di prendere i mezzi pubblici la sera tardi o debba cambiare strada per non passare di fronte a un gruppo di uomini. Ansia, perché succede quando si è sole e si sa che difficilmente qualche passante verrà in tuo aiuto. E infine impotenza, perché non sai come reagire e sai che domani sarà un altro giorno, passerai da un’altra parte, ma succederà la stessa cosa.

Non sono qui per tentare di convincere la massa, ma vorrei in primis aiutare tutte le donne che si trovano ogni giorno (me compresa) in queste situazioni: grazie alle Instagram stories di qualche giorno fa di @violedimarzo, ho conosciuto il progetto “Donnexstrada”, una pagina che permette alle donne di avviare una videochiamata “di compagnia” quando non si sentono sicure a camminare da sole, a qualunque ora del giorno e della notte. Un’iniziativa davvero interessante che mi sento di segnalare per darle più risonanza possibile. Anzi, invitiamo tutti i nostri lettori a segnalarci iniziative del genere, perché riteniamo che sia importante condividere e far circolare notizie come queste.

A tal proposito, quasi dimenticavo di presentare gli articoli della settimana: un’intervista speciale a Francesca Barra a cura di Antonello Costa, che parte dal suo ultimo romanzo, La giostra delle anime, per poi affrontare anche il tema degli “invisibili”, a cui mi sono ispirata per raccontare il tema delle donne invisibili vittime di catcalling. Altro pezzo in programma è di Fabio Massimo Cesaroni, che ci guiderà alla scoperta della vicenda editoriale di Black Widow, un pezzo di storia della Vedova nera, per coronare l’uscita del nuovo film ora al cinema.  

Prima di lasciarvi vorrei dirvi che sì, il titolo è ironico, ma è veramente così che Antonello mi ha chiesto di scrivere questo pezzo. Buon inizio settimana!

di Gloria Fiorentini

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