Penelope

I venti di un cambiamento che non desidero si stanno alzando, ma la mia mente è lucida: solamente gli stolti sottovalutano i loro ospiti.

Mi siedo volentieri alle grandi tavolate, converso, sorseggio amabilmente il vino ma soprattutto osservo; lascio agli altri l’onore di svelarsi nei discorsi e nelle azioni. Penso che se al mondo non esistessero le guerre, non ci sarebbero nemmeno gli eroi.

Ti confesso che la nostra casa è fredda e piena di sale come le vecchie statue del tempio, ed i miei fianchi sono corrosi ed inattivi come la prua delle navi che hai lasciato in porto. Questo, in sostanza, è il tuo grande viaggio.

Per alcuni l’amore è un sentimento sordo ed ossessivo: per me, ormai, è solamente la misura usata per filare il mio futuro. Quando ti ho sposato, non avrei mai pensato che mi sarei dimenticata del tuo odore.

Sono certa che quando tornerai sarai grande come un maestrale che viene dal mare, ancora nuovo, ancora mio. Ma ora non sei più l’unico ad occupare il villaggio del mio cuore. Se tu arrivassi ora ti bacerei le mani, ma la tua amante sorda è l’avventura e ti porta sempre più lontano, all’orizzonte non ci sono navi per me.

L’illusione di averti tutto per me è per le maghe e non per le mogli ma questa sera, devi dirmi che io sola animo il tuo fuoco, il tuo voler tornare.

Tua moglie, Penelope.

Di Valentina Antonelli. Per leggere altri inediti di Valentina Antonelli: Clicca qui

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