Night in the city, Jack Vettriano

Il quadro ritrae due amanti che hanno appena terminato l’amplesso. Lui sta fumando una sigaretta, lei si chiede com’è possibile che lui sia ancora pettinato alla perfezione dopo tale scopata, ma reprime l’interrogativo e gli chiede se può chiuderle la gonna. Lui si rifiuta di toccarla causa poderoso periodo refrattario. Dopo tre bottiglie di vino rosso, sei shottini, otto birre e un Polase pe giocà la domanda che domina la mente di entrambi è di chi cazzo sia la casa. Anche perché nessuno dei due in casa propria attaccherebbe un quadro così brutto. La situazione è goffissima ed entrambi vogliono coprire l’imbarazzo. Iniziano a sentirsi male: mi sa che quel polase non era polase e sta facendo effetto. Lui vorrebbe alzarsi per andare in bagno ma da circa mezz’ora non si sente più gli alluci. Lei, preoccupata di fare una brutta figura, trattiene la pancia con il respiro e il vomito con la forza di volontà. Sta iniziando ad avere le allucinazioni. Qualcuno le chiede se può essere accompagnato in bagno ma non riesce a capire se è il suo amante o Padre Pio.

Dallo scenario metropolitano che vediamo sulla sinistra è chiaro che ci troviamo a Gubbio. La coppia infatti, ha deciso di tenere la finestra chiusa nonostante sia estate perché non tutti sanno che a Gubbio in ogni ora del giorno si sente nell’aria la sigla di Don Matteo. Ed è su questo sfondo che i due amanti si conoscono, lui è impegnato nel ruolo di comparsa proprio nella celebre serie di Rai 1. In una scena deve interpretare un carabiniere e per entrare nel personaggio sta picchiando un ragazzo innocente quando giunge lei che lo ferma dicendogli che va bene che si porta bene gli anni ma quel ragazzo è Terence Hill. Lui si scusa subito con il prete ciclo-dotato ma si lascia scappare un: – Senza Bud Spencer non lo fai più er coatto eh! –. Lei, già vittima del polase, non sa perché è lì ma già che ci sta propone un episodio crossover tra Don Matteo e le opinioni di Laura Boldrini: Nino Frassica da un giorno all’altro diventa trans e gli altri personaggi per non farlo sentire diverso diventano trans a loro volta. L’idea gode di quella commistione tra apparente progressismo e becero conservatorismo ottima per la Rai ma non viene realizzata per problemi economici. Per qualche strana reazione chimica, dopo l’ennesimo intervento chirurgico Milly Carlucci è esplosa e molte finanze dalla Rai vengono impegnate nel ricreare in laboratorio la celebre presentatrice. Gli esperimenti si rivelano fallimentari ma in compenso hanno trovato il vaccino contro Valeria Marini. Ma questa è un’altra storia.

Dopo aver svegliato Terence Hill dalle percosse subite si presentano: Evandro e Rosetta. Iniziano a flirtare. Al termine delle riprese vanno a fare un aperitivo. Rosetta cerca di nascondere la sua dipendenza dall’alcool e ordina un bicchiere di aranciata e due tramezzini. Evandro ordina due aranciate e un bicchiere di tramezzini per farla ridere, ma lei non ride. Per farsi perdonare le manda una foto del cazzo che ha sempre sul cellulare per le emergenze. L’immagine riaccende in lei tutti i bisogni fisiologici, compresa la fame. Decide di chiamare di nuovo il cameriere per avere altri nove tramezzini e un bicchiere di Coca Cola. Il pasto pomeridiano sin troppo esteso sconfina nei territori della cena e quando lei chiede il conto con un rutto lui capisce che è quella giusta. La vita da artisti non paga bene ed entrambi non hanno una casa. Entrambi hanno voglia di intimità e non hanno un luogo in cui andare. Ma tra i due c’è intesa e basta uno sguardo per dirsi cose che solo gli amanti possono dirsi: – Occupiamo una casa popolare -.

La scintilla scatta subito e la notte stessa sono a letto a fare l’amore. Nessuno dei due conosce i mostri che albergano nell’animo dell’altro. Lei lotta da tempo contro la paura di essere etichettata dalla società come una donna facile per via della sua intensa quanto variegata attività sessuale. Lotta in qualità di donna libera ed emancipata contro gli sguardi accusatori della Gubbio cristiana. Lui lotta da tempo contro la gonorrea.

Al termine dell’amplesso i due sentono tintinnare le chiavi nella serratura della porta di casa: i proprietari stanno rientrando. I proprietari sono, per la precisione, un padre vedovo di destra e il figlio di sei anni con gli occhi ancora lucidi. Stava asciugandosi le lacrime dopo che il padre gli aveva raccontato della prima volta che aveva detto: – Non sono razzista ma…-. Rosetta ed Evandro non avevano trovato un posto in cui nascondersi nella piccola casa popolare, così Evandro preso dal panico elabora un piano veloce. Avrebbe affrontato verbalmente Quarto, il padre quarantenne, convincendolo che “popolare” significa che la casa è di tutti, ma appena Quarto e il piccolo Giorgialmirante si trovano davanti a due sconosciuti, vengono colti da uno dei loro impeti politici e decidono di estrarre le pistole, solo che sono poveri e le pistole non le hanno, così decidono di mimarle con le mani. Evandro e Rosetta, inquietati dal comportamento dei due, sollevano il materasso e si accucciano lì dietro con la speranza che i due finiscano i colpi. Dopo un interminabile momento di forte tensione e preoccupazione Quarto, dai metodi educativi rigidi, ordina al figlio di cessare il fuoco con un pugno alla gola e ad Evandro di farsi vedere chiamandolo con un urlo feroce (cosa che non era proprio necessaria visto che la casa è un monolocale). Evandro esce dal nascondiglio e senza permettere al suo interlocutore di dire altro, inizia la sua spiegazione. Quarto, in un primo momento, sembra disposto a crederci e la situazione sta per volgere nel migliore dei modi possibili.

Giorgialmirante, risvegliatosi miracolosamente dal coma istantaneo provocatogli dal padre mantiene la pistola puntata contro Rosetta. Quest’ultima non regge la tensione, sta vivendo il suo incubo più grande: un bambino sovranista che minaccia di ucciderla con un’arma immaginaria. Sviene. Nella caduta il lenzuolo del letto con il quale la donna si stava coprendo si scosta leggermente mostrando la parte sinistra del seno (quella che gli esperti chiamano “boccia sinistra”) e lì, poco più in basso, la ragazza ha un tatuaggio, un celebre aforisma partorito da Karl Marx durante il suo soggiorno a Roma: L’amore nun è bello si nun è litigherello. Quarto di nuovo in preda all’ira politica salta addosso ad Evandro e i due iniziano a picchiarsi selvaggiamente. Evandro dà una testata a Quarto che risponde con pugno alla gola per omaggiare il figlio. Evandro sta avendo la peggio, Quarto è ormai sopra di lui a cavalcioni che lo prende a pugni sul viso. Rosetta è impotente, disperata. Piange e si strugge. Farebbe di tutto per fermare Quarto. A un certo punto minaccia addirittura di iniziare a cantare Essere una donna di Anna Tatangelo. Ma nessuno la ascolta. Poi accade l’impensabile, Quarto sta per dare il pugno che molto probabilmente sarebbe stato fatale per Evandro ma si ferma di colpo con grande sforzo (non sta nella pelle, non ha mai odiato fuori da Facebook) e guarda l’orologio. Le ventuno e venticinque. Si ferma e accende la TV. C’è Don Matteo.

Domenico Dolcetti

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