La lezione titanica: la poesia insegna all’oggi

Uno dei bisogni primari per l’essere umano è quello di comunicare con gli altri, un bisogno che non si esprime e si realizza soltanto con la voce, ma soprattutto mediante la scrittura. Spiegare uno stato d’animo con pochi caratteri richiede una grande abilità: è estremamente difficile riuscire ad esprimere i propri sentimenti e portare l’individuo a entrare in relazione con se stesso.  È mediante questo dialogo interiore che la scrittura conduce l’uomo alla propria “verità”, spesso sconosciuta all’uomo stesso. La poesia è divenuta essenziale per questo: è un veicolo che dà forma alle proprie emozioni permettendo di comunicarle all’altro, permettendo di svelare gli aspetti più fragili di sé. È giusto però assicurarsi una scrittura che sia sulla stessa lunghezza d’onda del proprio pensiero, che sia in grado di mettere a nudo la propria identità.

Nell’età ipercontemporanea dei social, però, l’arte poetica è sempre più vista come il simbolo per eccellenza di un ritorno al Romanticismo, come una forma di espressione esclusivamente legata alla sfera sentimentale, alla sfera più intima dell’individuo: è infatti nutrita di idee filosofiche ed assume così una funzione sempre più decorativa. La potenza intrinseca comunicativa della poesia però, è tale che, in un’epoca come quella odierna, dominata dal tedio e dall’inerzia, potrebbe essere essenziale per condurre a quel cambiamento necessario nel mondo. Non deve essere, infatti, solamente un esercizio di bellezza, ma con la sua forza deve scuotere la società, sollecitarla alla trasformazione e, attraverso le sue conoscenze e la sua idea di contemporaneità, mettere in discussione le verità dominanti. Oltre ad essere un grande elemento di supporto alla conservazione, perciò, deve e può essere un elemento rivoluzionario e di promozione della modernità.

L’ignoranza genera certezze che a loro volta genera indisponibilità a trovare altre verità: quale mezzo migliore per combattere l’ignoranza, quindi, se non la poesia? Una poesia che è in grado di valicare le barriere difensive poste dagli individui, di penetrare nel loro animo cautamente e liberarli da quelle false convinzioni che li ingannano. Deve perciò tornare a essere un mezzo di educazione civile, un mezzo di testimonianza storica, di denuncia politica. Come la poesia di Parini, Alfieri, Foscolo, Leopardi, la poesia moderna deve stimolare la coscienza civile, la libertà, l’educazione morale: è soltanto in questo modo che assurge al ruolo di rivelatrice della verità. Per poter rivoluzionare il mondo in maniera decisiva è però necessario che essa si rivolga e abbia un linguaggio adatto ai giovani, evitando perciò, a livello sintattico, costruzioni troppo complesse e a livello lessicale, arcaismi e altri termini dotti di difficile comprensione. Si tratta di scelte linguistiche necessarie per attirare l’attenzione delle nuove generazioni che sono più pronte a cogliere gli elementi distorcenti e negativi della società rispetto alle vecchie generazioni che, avendo vissuto a lungo certi comportamenti, fanno fatica a liberarsene.

È bene però compiere una selezione di ciò che viene proposto al pubblico: la poesia propone al lettore una verità che non necessariamente è quella giusta. Molto spesso, infatti, a scrivere sono quelli che Parini definì i ciarlatani, coloro che compiono i danni peggiori all’interno della società, perché inverano la falsità, rendono vero ciò che è loro necessario per ricavare degli utili, per esercitare un potere, un’autorità. È questo il motivo per cui chi legge deve compiere un doppio processo: raccogliere la verità proposta ed in seguito raffinarla in modo tale da individuare le ragioni stesse di quella verità. La poesia è intimamente connessa alle trasformazioni e ai cambiamenti del mondo ed introduce l’individuo nel suo tempo, lo mette in relazione con esso: è quindi importante che continui a scuotere la società, a sollecitarla alla trasformazione, al rinnovamento continuo. Sarebbe necessario un ritorno a quella visione del poeta proposta dallo stesso Leopardi: il vero poeta, depositario della virtù antica, deve ergersi con i propri componimenti a sfidare il fato maligno che ha condannato il mondo alla decadenza. Non deve perciò essere indifferente ai problemi della società di cui fa parte e che vive continuamente: la poesia ha il compito di indurre gli individui ad unirsi in una social catena per far cessare le sopraffazioni e le ingiustizie, dando origine a un più onesto e retto conversar cittadino. Si pensi ad esempio al messaggio proposto da un componimento come “La Ginestra”, ancora molto attuale: essa propone una generosa utopia, basata sulla solidarietà fraterna tra gli uomini. I cambiamenti sociali, infatti, si ottengono non soltanto con la presenza di figure eccezionali quali i poeti, ma avvengono quando vi è una maturazione collettiva nella comunità, una maggior consapevolezza della condizione attuale di declino. E il mezzo migliore è senza dubbio la poesia, ciò che in grado di raggiungere e penetrare gli animi umani in profondità, fino ai lati più nascosti; ciò che deve quindi tornare ad avere il suo ruolo titanico o per meglio dire di leader.

Irene Mallozzi

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