LA SOLITUDINE DELL’ANIMA

Pochi giorni fa, il ventuno novembre, a Pompei sono stati ritrovati due corpi, quello di uno schiavo e del suo padrone che si apprestavano a fuggire dalla loro domus. I corpi sono stati rinvenuti in una posizione molto particolare. Lo schiavo è in posizione supina a gambe divaricate mentre il suo padrone è steso anch’esso con il petto verso l’alto e le mani giunte a sé. Sono stati travolti dai vapori bollenti dell’eruzione e sono morti in un attimo. Soli; ora due corpi, prima due anime, spaventate dal cataclisma, scosse da un’eruzione che stava distruggendo la vita di una città intera, forse fuggivano per andare dai loro cari o forse volevano capire cosa stesse accadendo fuori. Ma non ce l’hanno fatta e hanno pagato lo scotto di una mossa troppo azzardata.

Questa notizia mi ha fatto riflettere. Ho cercato di capire alla luce di ciò che stiamo vivendo anche oggi (in forme ovviamente diverse) cosa può salvare, trattenere i corpi, frenare le anime e allo stesso tempo ristorarle dal bisogno di sapere, di conoscere quello che non si sa, ciò che ci sfugge e a cui non troviamo risposta, ciò che c’è là fuori. In un momento in cui la salute del corpo è a rischio, l’anima ha ancora un peso? Questo spirito a cui stiamo chiedendo di resistere, di aiutarci a sopravvivere può essere alimentato e sostenuto? Mi sono fermato, ho placato la ragione e ho ascoltato il flusso dei pensieri andare via da sé e la risposta è semplicemente affiorata dalla confusione. L’anima può e deve cibarsi eccome. Di cosa? Della sua stessa fattura, dell’ignoto, di quello che non si può capire, di altre anime, altri corpi, altri sentimenti. L’arte e solo l’arte può ristorare e saziare l’anima. Quindi anche questa settimana abbiamo scelto dei testi che permettano all’anima di crescere.

Domani uscirà un articolo di Critica di Eleonora Bufoli intitolato La banalità del male nel Troilus and Cressida. L’autrice ci propone un parallelo molto interessante tra La Banalità del Male di Hannah Arendt e Il Troilo e Cressida Di William Shakespeare. Uno scambio dialettico tra le figure dei protagonisti delle due opere: da una parte il nazista Adolf Eichmann, mente ed esecutore politico dello sterminio ebraico perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale e dall’altra gli eroi della guerra di Troia portati in scena alla maniera di Shakespeare, cioè ribaltando i punti di vista, mossa arguta eseguita anche dalla Arendt. Interessante è lo svolgimento dell’articolo in cui Bufoli rintraccia i punti di contatto per illuminare le nostre menti, conducendoci verso una prospettiva inusitata quando siamo soliti pensare alla guerra e alla figura emblematica dell’eroe.

Venerdì sarà invece il turno di Leonardo Borvi, che ci presenterà un suo racconto inedito. Un’anima che parla a sé stessa attraverso le sue parole, un giro sul proprio Io, un’attenzione ai particolari della propria mente che si proietta inevitabilmente sull’ambiente circostante. L’anima viene messa a nudo e consegnata al lettore. I paesaggi interiori si riflettono nello sguardo del protagonista verso la campagna, negli odori e nelle sensazioni passate che condizionano il presente. Un romanzo e il gusto di scriverlo, la perdita del necessario e le svolte interne per riuscire a ritrovarlo, la solitudine di un’anima in conflitto con i propri ricordi e dubbi. Questo è il centro del racconto e il contesto in cui si vanno a dipanare le parole e le sensazioni. Un discorso molto intimo e coraggioso che sorprenderà per sensibilità e sviluppo degli eventi fino a portare ad un ribaltamento finale simbolico e surreale.

Il sabato, a conclusione della settimana, come sempre presenteremo una recensione. Questa settimana l’autrice Gaia Gaveglia ci guiderà nella lettura di un libro uscito da poco sugli scaffali: L’appello di Alessandro D’Avenia. Il protagonista Omero è un professore divenuto cieco in tarda età che deve riabituarsi a “vedere”. Lo fa attraverso i suoi alunni, attraverso le loro anime e le loro storie: “Omero è colui che, nel buio della cecità, ha avuto l’opportunità di vedere la verità delle persone e cerca di rendere nota questa grande rivelazione a tutti, come gli scienziati quando sanno che una loro scoperta può rivoluzionare il mondo”. La parte finale della recensione poi sviluppa un’interpretazione dell’autrice sulla copertina del libro, vi basti sapere che è un vaso di fiori e che nasconde dei sorprendenti segreti.

Questa è la settimana dell’Incendiario, una settimana non banale, non malinconica, non cieca. Perché siamo sicuri che il peso della letteratura vi alleggerirà l’anima.

Lorenzo Buonarosa per la Redazione dell’Incendiario

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