Una mano e un cuore in ascolto: L’appello di Alessandro D’Avenia

Di quanto amore abbiamo bisogno per avere un volto? Quanta cura è necessaria ad un cuore per rivelarsi nella sua fragilità? Le ferite contengono tanto buio quanta luce, tutto dipende da se si è disposti ad accoglierla. Mi viene in mente una citazione di L. Cohen “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”. Negli adulti invece risulta sempre più difficile riuscire a trasformare il buio in luce. Le ferite si sono chiuse in cicatrici che hanno solo nascosto al mondo esterno la propria ferita che, in realtà, non si è rimarginata. Ma nulla è perduto quando c’è qualcuno che ti tende la mano, ti rivolge delle parole di conforto, ti accarezza il volto, piange e ride con te.

L’appello, Alessandro D’Avenia, Mondadori, 2020

Il professore di fisica Omero, nome che in greco indica colui che non vede, a causa di una malattia che lo ha colpito in età adulta, diventa cieco. Lui che per tutta la vita ha ricercato la verità luminosa della scienza, si trova ora nel buio più totale. Decide comunque di tornare ad insegnare dopo tre anni dall’accaduto in quanto la vista è sopravvalutata. La cecità gli fa scoprire altri organi, non creati per vedere, ma sicuramente per osservare. Osservare deriva dal verbo latino ob servare “badare a, custodire, onorare”. Quindi per conoscere i suoi dieci alunni inventa un nuovo metodo: ogni giorno al momento dell’appello ciascun ragazzo dovrà raccontare un pezzo della sua storia e porgere il proprio volto al professore per essere ri-conosciuti. Omero in silenzio custodirà con le sue mani i volti degli alunni, onorerà le loro storie e baderà a loro come solo un maestro dei cuori sa fare. Appello dopo appello i ragazzi rivelano la loro vita travagliata, il lettore è portato ad entrare nelle loro storie, ride e si commuove con loro, coinvolto attivamente nella rivoluzione dei nomi e dei volti, in una nuova genesi. Nella Genesi capitolo 1-2 Dio crea tutte le cose e per farle esistere le affida un nome; come tutti i genitori con i loro figli, e questi finalmente esistono.

Omero è colui che, nel buio della cecità, ha avuto l’opportunità di vedere la verità delle persone e cerca di rendere nota questa grande rivelazione a tutti, come gli scienziati quando sanno che una loro scoperta può rivoluzionare il mondo. La sua rivista scientifica diventa la classe, la scuola e poi tutte le relazioni tessute, attivando una rete d’amore. Il suo è uno degli intenti più sovversivi per il nostro mondo, far conoscere la verità. Solo quando si ritrova la verità di sé allora si raggiunge la libertà, come recita il Vangelo di Giovanni: Così conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi. (8,31). Tu vuoi essere libero? Allora sii vero.Così si ri-scoprono sognatori, coraggiosi tanto da estendere la rivoluzione dell’appello a tutta la scuola, di battersi per ideali giusti, e rifiutare situazioni ingiuste. E pensare che tutto è partito da una mano e un cuore in ascolto. Ecco perché oggi la rivoluzione della tenerezza è più che necessaria. La cura parte dal cuore e si propaga fino alle estremità del nostro corpo, alle mani, alle braccia, per risalire fino agli occhi, orecchie, bocca. Sono le mani di Omero a salvare dieci anime, sono mani che accarezzano cicatrici, occhiaie, guance scavate dall’anoressia. Sono mani che accolgono, che comprendono, che non giudicano perché libere dal pregiudizio degli occhi. Ripeto la vista è sopravvalutata perché ci preclude alla conoscenza dell’ignoto, e cosa c’è di più ignoto se non il proprio io dimenticato?

Vorrei concludere invitandovi a soffermare l’attenzione sulla copertina del libro ideata da Marta d’Avenia, che è riuscita magistralmente con pochi elementi semplici, un vaso disegnato e dieci fiori, a descriverne il significato. La scelta dei fiori è delle più adatte. I loro semi si fanno spazio nella terra e trovano la forza di venire alla luce, germogliano e mostrano la loro bellezza unica al mondo. Al contempo sono delicati, estremamente fragili, spesso recisi, estirpati dal terreno quando qualcuno vuole tenere tutta quella bellezza per sé, e così appassiscono e muoiono. Quello scotch, che assomiglia tanto ad un cerotto, ha forse il compito di farci rendere conto della fragilità, delle ferite che risiedono in quel fiore ma nonostante tutto conserva la sua bellezza di cui tendiamo, troppo spesso, a dimenticare il valore.  Nulla di più adatto a descrivere la delicatezza dell’animo di un adolescente e le difficoltà che oggi vivono tutti i nostri ragazzi. Hanno un animo inaridito dalle brutture del mondo e non riescono, il più delle volte, a sognare per il loro futuro. Qui si rischia di avere donne e uomini che si accontenteranno anche di poco, e mi riferisco non solo a cose materiali ma anche alle immateriali come le relazioni e gli affetti, non determinati a riscoprire quotidianamente la verità che risiede in loro. Ma se provate a porre il libro orizzontalmente scoprirete che il vaso diventa un cannone e i fiori non stanno entrando nel vaso ma sono proiettati verso l’esterno, come nell’esplosione di un colpo. È iniziata la rivoluzione, e tu, ne vuoi far parte?

Gaia Gaveglia

One Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...