Tiffany Mcdaniel e la sua “estate che sciolse ogni cosa”

Estate 1984. Breathed, a dispetto del nome etereo, è nella morsa di un caldo eccezionale, asfissiante, come le vite da girone infernale degli abitanti. Il diavolo fa la sua apparizione, nelle vesti di un ragazzino nero di tredici anni. Sembrerebbe la classica storia di opposizione tra il bene, rappresentato dalla genuinità provinciale di un piccolo centro, e il male, incarnato in un individuo esterno alla comunità, diverso nel suo aspetto fisico e nella sua mentalità, in grado di portare sommovimento e distruzione. La grandezza di questo romanzo risiede nel voler andare oltre visioni manichee e semplicistiche. Nulla è come sembra e, come in un gioco di ribaltamenti, i ruoli si scambiano e le maschere cadono.

Un ormai anziano Fielding rievoca quell’estate dopo la quale nulla sarà più come prima. Alla voce di un tredicenne pieno di vita, amato dai genitori e dal fratello fa da controcanto la voce disillusa di un settantenne, solo, cinico, povero, trasfigurato dal dolore e dalla perdita. In mezzo: l’incontro con il diavolo.

Il diavolo accetta l’invito di Authopsy Bliss, il padre del narratore, che, come suggerisce il nome, ha la propensione a vedere “con i suoi stessi occhi” le cose, per comprenderle, per crederci. Al suo arrivo il clima si fa rovente, come l’animo delle persone. Elohim, un ebreo vittima dell’esclusione, vede nel nuovo arrivato un alieno, uno strano ed estraneo come lui a cui poter addossare le colpe di tutti. Il nero è il bersaglio, è ciò che tiene unita una comunità, il capro espiatorio delle proprie tragedie: “Quel colore radunò la gente intorno a Elohim. Il colore del diavolo per ciascuno di loro, il colore che il diavolo doveva avere, perché fosse loro possibile riconoscerlo”. (p. 205).  I pregiudizi e l’irrazionalità sono alimentati da un caldo infernale che sfinisce gli animi ed opprime la ragione: tutto viene sciolto. “Quel caldo stava tirando fuori il peggio dalla gente. Spingeva ad agire in maniera inconsulta, precipitosa, sconsiderata” (p.96).

Il diavolo, Sal, viene adottato dai Bliss. I sorrisi perfetti della famiglia nascondono delle crepe che si allargheranno sempre di più fino ad esplodere. La dedizione che Stella nutre per la casa nasconde il terrore per il mondo esterno. La perfezione di Grand opprime un’essenza che non verrebbe mai accettata dai suoi cari. La classica famiglia americana cela l’ipocrisia di una felicità fatta di apparenze: sono meri imballaggi e confezioni dagli sgargianti colori fluo, in perfetto stile anni ’80, ma privi di contenuto.

L’intera cittadina viene straziata da una serie di eventi drammatici. Sal viene accusato dagli adepti di Elohim che, spinti da una foga cieca, compiranno un gesto estremo. La catena di sofferenze stravolge Fielding tanto da spingerlo ad una precarietà sia lavorativa che sentimentale. Lo attenderà una vecchiaia solitaria, misera, in una roulotte, schivo verso l’amore e l’affetto, cercando di affogare i fantasmi del passato nell’alcool.

Il caldo infernale ha sciolto le maschere. Il vero diavolo non è Sal ma i pregiudizi delle persone, la mancanza di buon senso e di educazione, l’addossare le colpe al diverso, che sia un nero, uno straniero o un omosessuale. Sal fa aprire gli occhi, vede la vera essenza delle cose: “be’, scoprimmo che lui era l’unico angelo tra noi” (p. 375) sentenzia Authopsy. L’unico ad amare Fielding come un fratello, ad amare Dresden, una tredicenne che viene capita più dai libri che dalle persone. Sal è un ragazzo che ha conosciuto le pene dell’inferno – un lungo corridoio in cui le porte si inseguono e dietro le quali divampano punizioni e fiamme accecanti. Ha conosciuto l’amore incondizionato, quello di Dio che dopo una caduta interminabile, dolorosissima, ti porge la sua mano: “Era puro amore. Accostando tutti i cuori di questo mondo non si giungerebbe nemmeno a immaginare cosa potesse voler dire essere amato a quel modo” (p.93). L’amore avrebbe salvato Lucifero dalla caduta irrimediabile, ma quello che sarà poi etichettato come il diavolo decide di lasciare quella presa. Con la Caduta, la divisione di ruoli è compiuta, le parti vengono assegnate: il male va a Sal, il bene a Dio. Il diavolo accetta di addossarsi tutte le colpe, tutti i mali del mondo: diventa il capro espiatorio degli uomini.

Breathed si trasforma in una cappa di aria asfissiante. Il male è stato commesso da cittadini, gente comune, casalinghe, operai che hanno seguito ciecamente la loro rabbia. È una storia di sconfitte, di perdenti ma che vuole anche mostrare come nulla sia come sembra. La realtà è complessa, le colpe non sono mai attribuibili unicamente ad una parte. Bisogna accettare tale complessità e fuggire dai rischi disgregatori di una visione radicale. Hannah Arendt parla di un male banale che si incarna in individui mediocri, comuni, nell’uomo della porta accanto. Un male comunque efferato, capace di annientamento. Bisogna saperlo riconoscere ed essere consapevoli che la caccia alle streghe non ha più senso. Il mostro è dentro ognuno di noi. La ragione e la conoscenza sono le uniche armi che permettono di combattere la parte potenzialmente negativa; le uniche luci che prevalgono sulle ombre.

Eleonora Bufoli

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