Il primo amore

Tornami a mente il dì che la battaglia

d’amor sentì la prima volta, e dissi:

oimè, se questo è amor, com’ei travaglia!

Leopardi- Canto X, Il Primo Amore, vv 1-3

Con questa terzina Giacomo Leopardi inizia una delle sue poesie giovanili più note: Il Primo Amore. In appena tre versi il poeta recanatese mette in evidenza tre peculiarità del sentimento amoroso: la mente, protagonista dell’immaginazione e della figurazione dell’amante; la battaglia, che si combatte la prima volta nel nostro animo e coinvolge i nostri sensi, e la fatica, il travaglio, la sofferenza che abbraccia l’individuo tanto da ottundere le sue capacità, i suoi istinti, addensando tutto intorno al sentimento e al pensiero.

La poesia con molta probabilità è stata scritta dopo la conoscenza della cugina Gertrude Cassi-Lazzari ad appena diciannove anni. Non sappiamo se prima di questo momento Leopardi abbia conosciuto un altro “amore”, ma quello che è certo è che le terzine coinvolgono i lettori nella sensazione tutta interna e contraddittoria del primo innamoramento. Di quel sentimento primitivo, forse unico, che abbraccia la nostra anima nell’adolescenza e che raramente potremmo di nuovo avvertire.

L’amore si manifesta nell’intimo e la donna viene figurata nel sonno, è una dea, immagine del nostro desiderio e delle nostre aspettative, e la notte, inoltre, è nemica perchè ci permette sì di vedere l’amore, ma questa immagine ci toglie il sonno, ci costringe ad alzarci, muoverci, continuare ad alimentare il fuoco della passione. Quindi non è un sentimento che aiuta, che incoraggia, ma che tutto fagocita e assimila. Una lenta discesa piacevole insomma, in cui solo della “bella imago” ci si appaga.

Il nostro amore, interno e intimo, cresce a tal misura che, ad un certo punto, quasi sembra bearsi di sé stesso e non più dell’amata. é un amore vano : “Deh quanto, in verità, siam vani nui!”(v.81). Vano, ovviamente, non come inutile, ma come vanitoso, narcisista egoriferito. La poesia è ad un punto di svolta: da questo momento in poi, il ragionamento si sposta sul cuore-narciso che sol di sé s’appaga. Un’intuizione geniale, come geniale era il Leopardi, ma che potremmo ritrovare nelle storie di ognuno: quante volte abbiamo aspettato una persona che non voleva saperne nulla di noi? Quante volte ci siamo costretti a invadere lo spazio altrui, passando come innocenti molestatori? E infine, quante volte, pur scossi da un rifiuto abbiamo continuato a insistere? Non è forse questo desiderio figurato “nell’immagine di lei” ad essere il desiderio stesso, egoistico e auto-compiacente?

Tutto sembra tranne un amore romantico, piuttosto un amore controverso, incredibilmente ambivalente, e perchè no?! Da divanetto della psicoterapia. Soprattutto se consideriamo la storia dietro la festa dell’amore per eccellenza, San Valentino. Durante il periodo romano infatti si festeggiavano i Lupercalia, feste di radice arcaica legate al ciclo di morte e rinascita della natura. Queste feste erano accompagnate da vari rituali, in cui spesso i servi prendevano il posto dei padroni proprio per mettere in pratica questa metafora della morte e della rinascita. Inoltre queste feste erano ad alto tasso erotico, in cui ci si abbandonava a sfrenate attività sessuali.

Pare che fu un Papa, Gelasio I, ad istituire il giorno di San Valentino, che già era entrato nella simbologia cristiana come il santo degli innamorati, proprio per abbattere questa tradizione osè. Insomma, ieri avremmo dovuto festeggiare una sana, santa, santificata festa liberal-sessuale e non sdolcinate smancerie romantiche, spesso condite, come avverte Leopardi, da un desiderio egosintonico.

A proposito di moniti sull’amore, questa settimana l’Incendiario vuole proporre la seconda parte del testo sull’amore di Lorenzo Valerio. La scorsa settimana sono stati esposti delle tematiche molto simili a quelle del Primo amore poi evolute in un discorso più ampio. Questa settimana si vuole fare un focus sulla fine di un’amore. In quel momento dove molto spesso si tirano le fila del discorso e ci si mette a tavolino per decretare le colpe. Ecco, questo è il momento decisivo per rimettere in sesto la bussola e comprendere cosa si cerca…Ma vi tocca leggerlo perchè le cose non sono cosi semplici…

Inoltre, questa settimana proponiamo un racconto che ha a che fare con l’amore per il prossimo, per le condizioni dell’altro, per chi, come molti, viene da fuori. Perchè in fondo siamo tutti un po’ immigrati. Tutti insomma abbiamo un cuore Elastico, che continua a muoversi insieme a noi e pulsa proprio come pulsano tutti gli altri; e pulsa, così, il terzo capitolo di MMXX, Elastico del nostro Avi (Antonello Costa).

vive quel foco ancor, vive l’affetto,

spira nel pensier mio la bella imago,

da cui, se non celeste, altro diletto

giammai non ebbi e sol di lei m’appago.

Leopardi, Canto X- Il primo Amore, vv- 100-103

Lorenzo Buonarosa per la redazione de L’Incendiario

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