IO INCENDIO: SESSO, SESSO, SESSO

Sesso, Sesso, Sesso. Adesso che ho la vostra attenzione…

Questo è un incendio particolare, un esperimento, mettendo su un tiatro, mi risuonano in mente le battute del commissario più famoso di Italia, teatro costruito per far cadere in trappole i suoi indiziati. Ecco, caro lettore, sei stai leggendo queste parole perché attratto dal titolo e descrizioni invitanti, sei caduto nella mia trappola, nel mio teatro.

Sesso, sesso, sesso, adesso che ho la vostra attenzione vorrei chiedervi un consiglio su l’autore Kent Haruf. Ha scritto questo post un utente sul famoso gruppo letterario Facebook Leggo letteratura contemporanea; numerose interazioni, altrettanti commenti. Potrei dilungarmi molto sulla brillantezza delle pagine di questo scrittore statunitense, che riesce a intricarsi nelle trame della complessità quotidiana, nella vita semplice ma caotica di città poco affollate. È tra i miei autori d’oltreoceano preferiti, e ripropongo continuamente come regalo natalizio il suo Le nostre anime di notte. Il post, però, non ha colto la mia attenzione per la grandezza dell’autore, ma, lo ammetto, mi ha colpito quel Sesso, sesso, sesso. Un’ iterazione a sfondo sessuale, che mi ricorda molto il Cazzo, cazzo, cazzo, l’esordio di Porci con le ali, diario sessuo-politico del 1976, scritto da Radice e Ravera, che fin dall’esordio sono riusciti a rompere le convezioni e l’etica. Il Sesso, sesso, sesso mi è sembrato, quindi, un espediente geniale, che ha attratto molti lettori, curiosi di ciò che è lontano dal pudore. L’utente ha imbandito questa vetrina, e noi lettori ci abbiamo incollato gli occhi. Ha attuato in parte il processo di vetrinizzazione sociale, teorizzato da Vanni Codeluppi, processo tanto approfondito nelle sue lezioni da Elisabetta Mondello, professoressa di Letteratura contemporanea della Sapienza. Secondo il processo, un individuo tende a fare di se stesso, o di un aspetto legato all’umano, merce d’acquisto, e cerca vetrine in cui esporre se stesso in quanto prodotto. Il suo fine è attrarre clienti, per accrescere la propria visibilità e adempiere ai propri scopi. Siamo pieni, caro lettore, di cattive vetrine sociale, in cui si brama di vendere se stessi: la televisione, i social, articoli, riviste. In campo editoriale, sono le stesse case editrici che creano vetrine per autobiografie di pseudoscrittori, personaggi dei social o della televisione; scrittori improvvisati, o forse maschere che recitano ruoli scritti da ghostwriter. Il fine è il denaro, sempre. Ovviamente non voglio paragonare l’autore del post con questi personaggi, ma il procedimento è simile: un aspetto umano dell’individuo, il sesso, è diventato vetrina per spingere numerosi utenti a visionare e a interagire. Il sesso è quindi diventato un mezzo pubblicitario.

L’espediente mi ha talmente colpito da replicare la messinscena. Un bluff, un clickbait, in gergo social, attuato nel titolo, nella presentazione e in qualsiasi azione pubblicitaria di questo editoriale; un teatro, in cui ho messo sul proscenio il sesso, lo esposto in vetrina. Più che un incendio, caro lettore, questa volta ho appiccato un fuoco di paglia; ti ho ingannato, per spingerti ad entrare nel negozio della mia vetrina sociale. Per portarti a riflettere: in questi numerosi attacchi di rappresentazioni teatrali, non bisogna tener conto solo del proscenio, ma guardare la regia, la scenografia o il marionettista che ti vuole condizionare per i propri scopi. Ti suggerisco due punti interrogativi: Cosa si nasconde dietro la vetrina? Vale la pena di farsi abbagliare dalle luci di questi teatri? Alcuni possono essere imbastiti per cause giuste, il nostro Kent Haruf. Altre voglio vendere, l’ultima autobiografia del famoso influencer. Le ultime vetrine possono sembrare perfette, armoniche, splendenti; ma dietro il palco, solamente il vuoto, il nulla, o solamente un invito insano. Ci sono quindi, caro lettore, vetrine di incendi, di fuochi di paglia, come questo editoriale, o fuochi fatui.

Gli articoli di questa settimana hanno proprio a che fare con vetrine, realtà finte, e il peso di un’apparenza. Fabio Massimo Cesaroni torna con il terzo numero di Essere o non essere…super?, cavalca l’onda e ci propone la vicenda editoriale della recente nuova storia fumettistica di Visione, dello scrittore Tom King e il disegnatore Gabriel Hernandez Walta, uno dei supereroi più amati del momento. Ci propone un nuovo aspetto di questo personaggio, reduce da poco dal grande successo di WandaVision, la serie televisiva in cui Wanda Maximoff e Visione fanno della loro vita una vetrina, una sitcom televisiva, per nascondere dietro questa apparente felicità le loro storture, la loro disperazione. Con il loro Visione, invece, presentato a noi da Cesaroni, King e Hernandez Walta esplorano un nuovo emisfero della mente di questo super: come può vivere una macchina in una vita normale, con un’umanità cattiva e discriminante? E quanto la vita di un uomo può sembrare assurda ad un androide, coerente in quanto macchina? Aspetto questo terzo capitolo di Essere o non essere super? per leggere le risposte a queste domande. Verrà pubblicato, inoltre, un nuovo racconto inedito di Lorenzo Buonarosa: scritto con capacità trasformista, capace di unire l’ironico e un senso profondo, Piede è il racconto di un difetto fisico, ciò che è appartiene all’apparire, a quello che da altri può essere visto e giudicato; e il Piede di Buonarosa rompe con un calcio questa vetrina di ansie, giudizio e critica, per guidarci con il sorriso in una strada di accettazione. Due articoli diversi, legate a vetrine, che portano a ragionare su cosa si nasconda realmente dietro. E salutandoti, ti lascio il compito, caro lettore, di non farti ingannare da questi cattivi teatri, qualsiasi luce o vetrina imbastita; non soffermarti velocemente su questa, guarda l’intero organismo, non solo ciò che è esposto. Guarda, davvero, gli incedi, i fuochi di paglia, e i fuochi fatui.

Antonello Costa per La redazione di L’Incendiario

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