Io Incendio: Perché vax o no vax?

Caro lettrice, caro lettore, eccomi di nuovo, con il mio famoso intercalare, simpaticamente criticato da Gloria Fiorentini la settimana scorsa; mi dispiace deluderla, non mi libererò mai di questo mio tratto editorialista, in cui mi rivolgo direttamente a te, lettore o lettrice. Potrai immaginare, fin dal titolo, di cosa voglio scrivere in questo editoriale. Per adesso ti deludo, dilungandomi in una lunga premessa, come briciole di pane che portano alla casa in cui poi accoglierti. Ho letto un libro questa settimana. Un libro famoso, distopico, che, guarda un po’ il caso, ha a che fare con la carta e il fuoco: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Ti racconto velocemente la trama, se non sei già a conoscenza di questa: in un futuro ipertecnologico del 2022 il ruolo dei pompieri è invertito, e invece di spegnere fuochi, li appiccano. Bruciano case che contengono libri, vietati da questo futuro malato: la lettura, la cultura, la carta è destinata a bruciare, leggere è contro reato. Le menti diventano cenere, non hanno più carta, discorsi filosofici, poesie per cui stare male; si evita di parlare con l’altro, perché la parola genera dialogo, e le parole devono bruciare insieme alla carta. Nel futuro di Fahrenheit 451 non si può stare male, si è felici, imbambolati dalla televisione, gli schermi si allargano e diventano pareti. E il corpo vive, e la mente muore, tra questi finte pareti televisive, e, come già ho scritto, tutti sono felici. In questo futuro Guy Montag, un pompiere, inizierà a sentirsi incompleto, irrequieto, incosciente. L’incontro con una bambina, che gli parla, lo guarda e prova a capirlo, lo spingerà a ricercare la verità del suo essere nei libri, e questi lo riportano alla coscienza, lo riportano alla cultura, alla visione; a chiedersi, davvero, il perché. Perché accade tutto questo, perché sto facendo questo, perché sono diventato questo. Si pone la giusta domanda, prova a darsi risposta. Getta acqua sopra la fiamma che brucia i libri, sopra la fiamma di uno Stato dispotico che, annientando la cultura, ricerca il controllo, e dà nuova vita alla fiamma della sua mente.

Con questo perché voglio affrontare l’argomento annunciato dal titolo. Come saprai, caro lettore e cara lettrice, dal 6 agosto è necessario essere vaccinati e avere il Green pass per entrare in luoghi quali bar o ristoranti al chiuso, cinema, teatri, musei, palestre, piscine e altro. Non mi importa quale sia la tua decisione, se tu sia vax o no vax, ognuno è libero di fare le proprie scelte con le conseguenze che queste comportano. Inoltre, per la mia decisione, non mi sento superiore a nessuno, e non sfogherò frustrazione come fanno molti riguardo a questo argomento, leoni da testiera che cercano pretesti per criticare le vite altrui, forse insoddisfatti della propria. Voglio chiederti, invece, il perché. Perché hai deciso di non farti il vaccino, oppure perché hai deciso di farlo? È qui il nocciolo della questione, è il perché che si chiede Montag nel libro a rompere la sua stesi inerte e felice, a muovere le sinapsi del suo cervello; è il perché che ti dà la risposta su cosa sia per te giusto fare. E se per adesso sei No vax, non rispondere a questo perché con la tua paura, adoperando le famose parole sentite troppo “Ci iniettano dei microchip” oppure “Siamo delle cavie”.  Usciamo dalle nostre convinzioni anestetizzanti, generate da prerogative e poca coscienza. Un satellite, collegato alla posizione del nostro Smartphone, sa sempre dove siamo, non serve nessun microchip. E siamo sempre delle cavie davanti alla medicina, perché ogni corpo può rispondere a un farmaco in modo diverso. Se sei No Vax, rispondi al tuo perché con la cultura, aprendo il browser, studiando il funzionamento dei vaccini anticovid, ragionando sulle percentuali e sugli effetti collaterali a breve e a lungo termine. Analizza ogni caso che è riportato sulle piatteforme di chi si è sottoposto al vaccino, confrontati con le certificate fonti scientifiche e in base alla tua attenta ricerca, prendi la tua decisione. E ripeto, sottolineando l’uso del possessivo: è la tua decisione. Non criticare, quindi, la decisione di un altro, non inneggiando alla libertà di espressione, sputando veleno sulla libertà di azione altrui.

E se invece sei pro vaccinazione, penso che il tuo pensiero sia simile al mio: io mi vaccino per fermare l’avanzata del virus, affinché questo non trovi altri corpi da occupare, e possa, invece, finalmente morire, senza generare varianti. Io mi vaccino perché ho 23 anni e una vita davanti. Una vita in cui voglio viaggiare, andare al cinema, al teatro, in palestra, un’amatriciana in una trattoria a Roma con i miei amici. Io mi vaccino perché voglio essere libero di vivere la mia età, senza privarmi più di ciò che per due anni mi è stato tolto. Io mi vaccino perché voglio studiare, voglio immergermi nel mondo della biblioteca, dialogare con libri e studiosi, e scrivere, fare le mie ricerche, accrescere e creare la mia cultura. Io mi vaccino perché civilmente non voglio più che muoia altra gente; mi vaccino perché voglio essere un altruista cittadino del mio paese, e non un’arma di uccisione virale. Io mi vaccino perché voglio vita, e non morte. È questo il mio, forse anche il tuo, caro lettrice e caro lettore, perché. Io mi vaccino perché voglio vita.

Vi presento, inoltre, gli articoli di questa settimana, sperando che le parole di questi infiammino le vostre menti. Ilaria Carnara ci propone la recensione di Il profumo di Patrick Süskind: una storia contorta e ultrasensoriale, la vita di Jean-Baptiste Grenouille, nella Francia del XVIII secolo, un uomo dotato di un olfatto sovraumano, ma privo di un proprio odore. Il romanzo è una ricerca del profumo protagonista, una ricerca psicologica che toglie il fiato, perfetta per le letture estive. Leonardo Borvi propone il terzo capitolo della sua raccolta di racconti, Le mani delle donne. Giulia, sulle osservazione e la storia che le mani delle donne raccontano. Incentrato sulle mani di una compagna di scuola Giulia, il racconto affronta la scoperta della giovane sessualità del narratore, pe ragionare, poi, sull’effimerità di alcuni rapporti.

Ti saluto, caro lettore e cara lettrice, riproponendoti la domanda: perché sei vax o no vax?

Un commento

  1. blogdibarbara

    Il like, più che per la posizione, che condivido, è per il libro, autentico capolavoro.
    Quanto alla domanda, mi sono vaccinata perché ho settant’anni e non ho intenzione di andarmene prima di 120, ma penso che lo avrei fatto anche se ne avessi 30 o 50 di meno, perché se c’è il modo per ridurre il rischio di ammalarsi non vedo perché non dovrei approfittarne.

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