L’ascesa della Vedova – Essere o non essere… Super?

Nelle puntate precedenti
01- Il caso di Spiderman
02- La rivoluzione Daredevil
03- Un po’ peggio di un uomo, un po’ meglio di una bestia
04- Joker e l’ultima barzelletta

Super-spia dal passato misterioso e dal fascino irresistibile, Natasha Romanoff, alias “Vedova Nera”, è diventata uno dei volti del Marvel Cinematic Universe, anche grazie al talento di Scarlett Johansson (e ai dubbi di chi si è chiesto come sia possibile, con coltello e pistola, far parte di un supergruppo composto da dei, mostri, supergeni miliardari e leggende viventi).
La prima apparizione di Natasha Romanoff è in Tales of Suspens 52, dell’aprile 1964. Il protagonista della storia è in realtà Iron Man, che nell’albo deve vedersela contro degli agenti segreti russi che vogliono eliminarlo (eh sì, era pur sempre il periodo della Guerra Fredda). Natasha era naturalmente parte del piano: pensata come femme fatale che appare in un elegante abito bell’epoque, il suo compito era sedurre il signor Stark per attirarlo in una trappola.

Ma la chimica che scatta tra i due rende per Romanoff il compito difficile: dopo una rocambolesca battaglia in cui Iron Man ha la meglio sulle forze sovietiche, la storia si chiude con una pensosa Vedova Nera che si allontana solitaria fra le strade affollate della città.

Gli anni passano e la Marvel prova a dedicare alla Vedova spazi interessanti. Celebre la relazione complicata con Daredevil (al secolo Matt Murdock): il personaggio di Vedova Nera sarà addirittura usato da Miller, nel suo Daredevil, per esplorare la tortuosa vita sentimentale del protettore di Hell’s Kitchen.
Tra gli anni ’80 e ’90 la nostra Romanoff diventa una presenza sempre più legata allo S.H.I.E.L.D, mentre alcuni autori cercano di lanciarla anche in miniserie completamente dedicate a lei. Tuttavia, tali tentativi non hanno mai regalato esiti particolarmente entusiasmanti al mondo del fumetto.
Così, abbiamo dovuto aspettare quel pazzo 2016 di cui abbiamo già discorso per apprezzare il potenziale narrativo del personaggio di Natasha Romanoff.
Mentre infatti Tom King reinventava Visione, Jason Aaron demoliva la mitologia di Thor per fondarne una nuova e Dan Slott rendeva Peter Parker uno degli uomini più ricchi del pianeta, anche la nostra Vedova Nera conobbe una gestione particolarmente interessante.

Al timone delle trame e alla redazione dei dialoghi troviamo l’acclamatissimo Mark Waid, mentre per i disegni fu scelto Chris Samnee. Questo binomio non fu frutto del caso: i due infatti avevano da poco concluso una run su Daredevil che rimane ancora una delle più apprezzate del personaggio. Si può essere romantici e pensare che il destino abbiano legato ancora una volta Mattew e Natasha, ma noi siamo qui per parlare di giornaletti.

In soli 12 numeri Waid e Samnee riescono a orchestrare una storia che al tempo stesso abbraccia il passato del personaggio e lo proietta verso il futuro.
Le prime pagine di questo ciclo ci mostrano una Vedova tenace e inarrestabile che fa breccia nel quartier generale dello S.H.I.E.L.D: solo tra acrobazie e combattimenti riesce a farsi strada e fuggire. Scopriamo poi che Natasha agisce sotto ricatto: un nemico sconosciuto, che si fa chiamare “Leone piangente”, è in possesso dei segreti del suo passato e minaccia di rivelarli al mondo. Questo misterioso interlocutore le ha affidato una missione che, dopo lo S.H.I.E.L.D, la porterà fino in Russia, nel cuore della sua infanzia, per indagare sullo stesso campo di addestramento che l’ha forgiata anni or sono. Qui, la Vedova incontrerà il suo passato e sarà costretta a confrontarsi con altri nemici: versioni che ricordano a Romanoff ciò in cui lei avrebbe potuto degenerare.
Come se ciò non bastasse, Natasha fallisce la missione proprio sul più bello. Il Leone rivela allora il segreto: la nostra super-spia è stata coinvolta nelle oscure trame che hanno spinto al limite uno degli Avengers più famosi. Come reagirà il mondo? Accetterà ancora la Vedova Nera come un’eroina? E Natasha riuscirà una volta per tutte a chiudere i conti con il suo passato e ad avere la meglio su chi, pur condividendo con lei le sue stesse radici, la vuole morta?

Waid riesce ad architettare una spy-story classica dal ritmo incalzante, tenuta in piedi da un taglio narrativo agile e da dialoghi intelligenti: due elementi che alimentano un crescendo di tensione. Ad aiutarlo nell’impresa c’è l’arte di Samnee, disegnatore dal tratto inconfondibile: giusto equilibrio tra realismo e stilizzazione.
Suggestive le scene in cui la progressione del racconto è affidata interamente al disegno: in casi del genere, vediamo eleganti dettagli susseguirsi all’interno delle vignette. Oppure, osserviamo virtuosismi in cui è l’ambiente stesso a diventare la pagina in cui le azioni dei personaggi sono incastonate.

Non si può poi fare a meno di spendere due parole davanti alle copertine dei singoli numeri, sempre opera di Chirs Samnee: alcune tendono all’astratto, scegliendo di rappresentare simboli o stati d’animo più che azioni (scelta originale, dato il tenore dell’opera). È il caso della copertina del numero 11: il simbolo di Vedove Nera si riempie dei volti delle persone, amici e nemici, che hanno giocato il loro ruolo nella storia di Romanoff. Proprio lei compare ai piedi del suo stesso simbolo, il quale però occupa uno spazio ben maggiore nella copertina. La base del simbolo poi, più sottile, è spezzata da un lato: simbolo della fragilità dell’essere umano dietro l’agente segreto.

Ho deciso di lasciarvi con questa pagina. Credo che queste immagini siano la rappresentazione perfetta di quello che è stata la vita di Natasha: ricerca di equilibrio tra leggerezza e violenza. Ed è esattamente quello che questo fumetto riesce a trovare.

di Fabio Massimo Cesaroni

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