Io incendio: Giornate nere per uno scrutatore

Cari votanti. I seggi sono finalmente chiusi, le carte sono state firmate, i voti dati. Ora, alle 15:00 si sono decise le sorti per le amministrative in 1.192 comuni italiani, per le regionali in Calabria e per due seggi alla Camera dei deputati, nei collegi di Siena e Roma-Primavalle. Ora, alle 15, si può finalmente smettere di rimanere in silenzio elettorale, e iniziare a scrutare i neri movimenti politici resi pubblici negli ultimi giorni. Mi riferisco all’illuminante prima parte dell’inchiesta Lobby nera, condotta da Fanpage: un’inchiesta iniziata nel 2019, con un giornalista infiltrato in un gruppo di nostalgici del fascismo, massoni ed ex militari; scava nel fondo del partito Fratelli d’Italia, scoprendo una macchina di riciclaggio intestina al partito, e svelando il volto di una destra neofascista che si accinge a candidarsi alle comunali di Milano; e tra un comizio e un altro, si scade in motti e battute da allegre brigate nere. Non voglio inoltrarmi maggiormente nella faccenda, preferisco condividere il link dell’inchiesta, per chi volesse approfondire il caso in maniera più compiuta:

https://www.fanpage.it/story/lobby-nera/

Voglio, invece, concentrarmi sulla risposta e la replica della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, di cui riporto dei brevi estratti:
«Non sono una persona abituata a nascondersi, non voglio farlo neanche stavolta. Banalmente, perché non c’è niente di cui mi debba vergognare. Quello che penso è che, per quanto si possa fingere di non vederlo, era tutto studiato, scientificamente, a tavolino. Non da Fanpage, ma da un intero circuito, o circo, se vogliamo. […] Però questo non mi impedisce di fare alcune domande: è giornalismo quello che non lavora per documentare eventuali comportamenti illeciti ma per istigarli reiteratamente in attesa famelica di un passo falso? È deontologia montare i pezzi a proprio piacimento e rifiutare di mostrare quanto accaduto senza i tagli, pretendendo che si dia per buono il montaggio fatto da persone schierate? È legittimo far uscire scientificamente questo materiale a due giorni dalle elezioni senza che tu abbia il tempo per difenderti? Avete raccolto materiale per 3 anni e lo fate uscire a 2 giorni dal voto, che strana coincidenza. È giusto il linciaggio che si sta facendo di un intero partito in contumacia sulla base di una ricostruzione chiaramente parziale?».

Senza riuscire a spiegarmi il motivo per cui non ci si vergogna di collaborare con mitomani che inneggiano goliardicamente al fascio e riciclano denaro per campagne elettorali, mi voglio schierare con chi è stato messo sotto accusa da Giorgia Meloni, ovvero il giornalismo. E non uno qualunque, il Giornalismo, un barlume di indagine, Resistenza che non si presta, per fortuna, a essere venduto.
Caro lettore e cara lettrice, sicuramente il giornale è un filtro, uno specchio del reale che non riesce a rifletterlo tutto. C’è una presa di posizione, una scelta di punti vista, funzionali alla scrittura e all’informazione. Voglio individuare tre specchi differenti, tre specchi caratterizzati, per inquadrare i tre volti del giornalismo odierno e fare un punto della questione della replica alla Lobby nera.

Il primo specchio associato al giornalismo appartiene a un mondo letterario che si rivolge a un pubblico di giovani, potrebbe essere poco coerente con il discorso, ma mi appare molto calzante circa il significato. Traggo memoria dalle mie letture fantasy e cito, quindi, Lo specchio delle brame presente nel primo romanzo Harry potter e la pietra filosofale: gli appassionati della mia generazione ricorderanno benissimo il potere dello specchio; colui che si specchiava vedeva nel riflesso ciò che desiderava veramente. Un’immagine realizzata e perfetta di se stessi, in cui si arrivava al proprio compimento. Ecco, molte figure politiche di oggi sperano che i giornali siano, per loro, uno specchio delle brame, che l’articolo riguardante il partito sia un banale, forse venduto riflesso elogiante; riflessi pompati a festa, che tessono aracnei lodi al leader e sfigurano l’avversario. Specchi che riescono a commuovere e a fare leva sul gruppo scrutante, mettendo come titolo un vocabolo stranamente umanitario che il politico ha utilizzato in quella trasmissione televisiva. Il giornale, secondo i politici, non può andarti contro, deve esaudire i tuoi desideri, caro lettore votante, per non essere accusato di mancata deontologia.

Il secondo specchio a cui voglio fare riferimento è un comune specchio distorcente, gioco amato dai bambini, presente in ogni parco divertimento, che plasma le forme del reale, rendendoti più alto, più basso, robusto o più magro. Ecco, quando il giornale prova davvero a vedere il reale, per darne una giusta visione che spetta al lettore, viene accusato dalla parte lesa di distorcere il reale. Si inizia a parlare di montaggio studiato a tavolino, coordinato da un circo avversario, oppure di istigazione famelica a compiere passi falsi. Fate bene attenzione, caro lettore e cara lettrice: cosa accade nell’associare il giornalismo allo specchio distorcente? Che si tenta, in tutti modi, di cambiare il capo di accusa, di spostare l’attenzione rispondendo con un attacco: si cerca di coprire il marcio di una fazione comicamente neofascista nel proprio partito e di un circuito, o meglio, circo di riciclaggio in nero, incolpando di marciume il mezzo che riflette, accusando il giornale di aver distorto l’informazione. È uno spostamento di punti focali: il problema non è più la lobby nera, ma il giornale distorto che ha portato l’informazione della lobby nera, insinuando il dubbio su quale sia la verità.

E l’ultimo specchio a cui voglio rivolgermi è lo specchio ustorio: lo specchio che riflette i raggi del sole e li concentra in un punto, detto fuoco dello specchio. Il famoso specchio con cui Archimede bruciò le navi dei Romani durante l’assedio di Siracusa nel 212 a.C., come riporta per primo lo storico Galeno. Il giornalista rende la sua scrittura uno specchio ustorio: in una grande distesa, dove tutto è monolitico, con dettagli smembrati da una comprata nebbia mediatica, il vero giornalista punta la sua mina su quella vecchia legna passata inosservata, ne scrive e gli dà fuoco, facendo capire a me, lettore e spettatore, che quella legna era da buttare. Non distorce, ma mette a fuoco l’occhio invece, al fine di darne una giusta visione; e affinché la vecchia legna sia più visibile, il giornalista sceglie il momento in cui, considerata terminata, la propria indagine ha la massima risonanza. Caro lettore e caro lettrice, il lavoro di un giornalista è proprio questo, e tutte le accuse non sono altro che vecchia legna: si vogliono spostare i raggi del sole sui neri movimenti sotterranei, al fine di far uscire, dai tombini neri, i topi di fogna neofascisti.

Fornite queste identificazioni, la palla passa a te, cara lettrice o caro lettore votante: devi decidere lo specchio in cui tu vuoi scrutare, lo specchio che caratterizza al meglio il lavoro di un giornalista: lo specchio delle brame, lo specchio distorcente o lo specchio ustorio.

Ritornando alle nostre pubblicazioni, sono contentissimo di annunciare una nuova silloge di poesie, firmate da un autore che ricerca umilmente un confronto col pubblico: è in pubblicazione Egloghe e altre lepidezze di Edoardo Panei, raccolta di poesia particolarmente apprezzata dalla redazione, per l’ottimo utilizzo del metro e di espedienti metrici-ritmici, per la contaminazione linguistica e di registri lessicali, per i giochi grafici, per i focus poetici scelti, a costruire una geografia dell’umano.

Un ultimo saluto, caro lettore o cara lettrice, lasciandoti con una domanda provocatoria: la scelta è tua: vuoi vedere attraverso la luce dello specchio ustorio? O vuoi affogare nella melma delle lobby nere?

Antonello Costa per la Redazione dell’Incendiario

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