Io Incendio: La Grande Italia

Io Incendio: La Grande Italia

Caro lettore e cara lettrice,

Abbiamo immaginato di assistere a un grande spettacolo teatrale. Il titolo sui cartelloni, uno spettacolo segreto, di cui non si conosceva la trama. Ma siamo rimasti fuori: l’unico pubblico entrante nelle sale del Senato, spettatori scadenti di uno spettacolo osceno, lo spettacolo di teatri di bassa lega, di un’idea mentale d’Italia più morta che viva, di cattivi grandi fratelli di Italia. Il 27 ottobre 2021 c’è stata la prima di questo teatro: il Ddl ZAN, la proposta di legge a difesa dei diritti civili, è stato affossato dal Senato, approvando a voto segreto la cosiddetta tagliola. Si tratta di una procedura parlamentare che viene prevista dal regolamento del Senato all’articolo 96, riguardante la “Proposta di non passare all’esame degli articoli”. Secondo l’articolo 96: “Prima che abbia inizio l’esame degli articoli di un disegno di legge, un senatore per ciascun gruppo può avanzare la proposta che non si passi a tale esame”. La tagliola, avanzata dalla Lega e da Fratelli d’Italia, è stata la trappola per questo disegno di legge; ma considero vere tagliole, vere armi le parole che sono state utilizzate dai senatori affinché la votazione della tagliola potesse bloccare il Ddl ZAN. Discussioni, ragionamenti politici che mostrano volti omofobi dietro maschere di perbenismo; sono i nostri rappresentanti, ma viene da chiedersi: questi mitomani come possono davvero rappresentare l’Italia di oggi, l’Italia del futuro. Un’Italia che, davvero, vuole essere equa, che non fa del genere di un cittadino un motivo di offesa, un’Italia che valuta la consistenza umana delle cose e delle persone. Quale consistenza umana hanno i nostri rappresentanti? Come fanno a esistere menti talmente anacronistiche da portare a dire tali frasi:

Se volete imporre ai bambini di tre anni le teorie gender fluid siamo qui per impedirlo. Non lo voteremo mai

Bisogna dare ai bambini il tempo necessario per essere ciò che vogliono. Si vuole indurre i bambini a cambiare sesso ancora prima che si accorgano di averlo.

Solo la famiglia tradizionale può proteggerci dalla decadenza della società moderna.

Potrebbe diventare reato che un bambino ha una madre e un padre, o che un uomo non partecipi a competizioni femminili di donne.

Non c’è bisogno di commentarle, caro lettore e cara lettrice. Sono frasi di un teatro dell’assurdo; in aggiunta sono pensieri che non discutono della proposta politica, non ragionano sulla proposta di legge, considerando i punti in cui possibilmente si sarebbe potuto intervenire. Sono frasi di latente ispirazione omofoba, giustificate dalla posizione politica del parlante, dio super partes che fa legge con la propria piccola voce. Mi rivolgo a voi, a tutti questi dii politici super partes: siete solo una minima parte di questo Stato italiano, una platea molecolare di cittadini ottusi, che continuano a sghignazzare per offese di genere. Una piccola parte che sente il potere di dire la propria verso una grande Italia che cerca giustizia, che vuole condurre la propria vita in un briciolo di normalità; una grande parte che si vuole sentire davvero italiana, senza sentirsi in colpa. Oggi, 2 novembre, è la giornata in memoria di Pasolini e mi viene in mente il suo Recit, lirica presente in Le cenere di Gramsci; risponde, a distanza, a questi politichetti: non si ha nessuna colpa, se si ama qualcuno dello stesso sesso. Non c’è nessun motivo per cui siano permesse offese, persecuzioni, o addirittura applausi. Perché ciò che è più aberrante, caro lettore e cara lettrice, è l’applauso: nel momento in cui è stata annunciata la bocciatura del Ddl ZAN, il teatro del senato è caduto per gli applausi; l’incessante battere di mani dei senatori. E questi applausi diventano schiaffo, diventano offesa, diventano scherno, verso tutti coloro che dovevano essere protetti dalla proposta di legge. Ma l’applauso non è un bavaglio, non tappa le voci della Grande Italia: “Avete affossato il Ddl Zan, non affosserete le nostre voci”. Uno dei tanti manifesti, alzati in alto, nelle piazze di Roma e Milano; per andare contro questa italietta, per dare sfogo alla propria voce, per allontanarsi, e sperando in futuro, di sostituire questi mitomani teatranti che fanno parte del sistema politico. Sono fiero di questa Italia.

Presento, per questa settimana, la seconda recensione che facciamo per Haiku edizioni, casa editrice con cui collaboriamo. Leonardo Borvi recensisce Fino a qui tutto bene di Flavio Carlini: tre protagonisti, un aspirante scrittore, un musicista rampante e un’abile pittrice, andando a indagare le dicotomie e le distanze che esistono tra la passione sognata e la realtà brutale.

Per chiudere, caro lettore e cara lettrice: sono felice di far parte, con te, della Grande Italia.

Antonello Costa per La redazione dell’Incendiario

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