Un figlio

Da quando ho visto il tuo volto ho capito che solo tu potevi essere mio figlio, nessun’altra combinazione di tratti, nessun altro naso o bocca. Ti ho riconosciuto subito, amore mio, pur non avendoti mai visto. Ora, in questo dolce momento, torno alla morbidezza della tua piccola bocca sul mio seno e capisco cosa mi ha dato la forza di perdonare la sciocca violenza che da tutta la vita subisco dagli uomini, non solo per il sesso, ma soprattutto a cagione della loro ottusa colpa originale: l’essere soltanto degli spettatori.

Ora ho capito che lo facciamo per voi, per le vostre manine, per il vostro piccolo petto che pulsa, i vostri abbracci, il vostro odore. Non ti ho generato perché volevo continuare a vivere dopo la mia morte, anche se sarei bugiarda se non ti confessassi che a volte questo pensiero mi abbia sedotto. Ho amato pensarti portatore della mia carne nella storia e mentre ti tenevo con me ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentita forte per questo e poi, mortalmente in colpa.


Mi perdonerai per averti usato così? Sei stato una piccola stampella a volte, per tenere in piedi la dissonante megalomania di una donna che passa tante ore da sola. Ma sei stato, soprattutto, il dolce spettatore di ore rilassate, di carezze e di baci in notti chiare e piene di un amore decisamente senza ombre. Quando ancora non eri nato ti pensavo molto e tu lo sai, mi stavo preparando a ciò che già volevo, ma tacevo ancora i dettagli del futuro al mio presente. Per consolare la mia inquieta impazienza di una sera chiesi a tuo padre di descrivere che madre avrei potuto essere secondo lui, e parlammo a lungo di questo, abbracciati dolcemente.


Nella vaghezza gentile delle sue risposte, sentii la vertigine precisa del turbamento; lui mi amava e questo era certo, ma nulla poteva sapere di questo nostro mistero, nulla di me e di te fusi insieme. È certo amore mio, che non dimenticherò mai che in alcuni momenti tuo padre si avvicinava a noi con la riverenza che usano alcuni fedeli quando, speranzosi di grazia, si recano ad un santuario.


Sembrava sempre cercare con la gentilezza delle parole e delle piccole premure la sua personale abluzione o il nostro permesso prima di stringerci forte. Si avvicinava sospirando e con l’orecchio sulla pancia ti bofonchiava timide parole e nenie. Potrai perdonarci, se prima di essere tua mamma e tuo papà siamo stati semplicemente spettatori delle tue meraviglie?

di Valentina Antonelli

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