Tre poesie di Andrea Abruzzese

Anche questa settimana proponiamo tre poesie, stavolta di Andrea Abruzzese, che ci offre uno sguardo in versi su tematiche attuali, delicate e molto discusse. Con un linguaggio semplice e lineare ci regala un punto di vista personale mettendo l’io al centro e nascondendolo per lasciare spazio alle situazioni stesse e alle loro dinamiche.

Dove finisce…


Perché dove finisce la pelle
deve per forza iniziare una discriminazione,
uno sfruttamento, uno sguardo che aliena…
Un potere che non fa respirare.


Perché dove finisce una gonna
deve per forza iniziare un appellativo offensivo,
una società impotenti erezioni che
affossi la dignità di essere donna…
Una violenza che non si è voluta provocare.


Perché dove finisce un’amore
deve per forza iniziare la parola anormale,
un pugno, un calcio, uno sputo per un bacio
o un mano nella mano nel camminare…
Un odio che non appartiene al creatore.


Perché dove finisce la disabilità
deve per forza iniziare una barriera,
un accerchiare di risate per isolare…
Un’indifferenza che rende invisibile.


Perché dove finisce il pensiero,
non ci fermiamo prima che l’azione
possa provocare del male.

*

Scelsi l’altro mondo


Avevo le vertigini,
mi sentivo mancare,
nel vedere questo mondo girare,
come una trottola impazzita,
seguendo la traiettoria funesta
senza domandarsi la meta.
Con quelle onde di genti in tempesta,
che vagano dalla riva al largo
( corpi in movimento,
menti in letargo).
E io per quanto mi sforzassi
non riuscivo a nuotarci dentro,
soffrendo nel restare a galla
( il cuore stanco,
l’animo spento).
Quindi decisi, trovai il coraggio,
di scegliere gli abissi,
come boa di salvataggio…

Trassi un respiro profondo,
cercando la vita,
nell’altro mondo.

*

Trilla la sveglia


00:00 trilla la sveglia.
Ferme le lancette, nere,
come le foreste spose di pyros,
sedotte, strette e poi tradite.
Trasformate
in colonne di fumo segnali senza respiro.
E i secondi, i minuti, le ore
segnano un limite, oltre il quale
non c’è più tempo,
non c’è più scampo.
Si sciolgono
in poli che vaporizzano nei cieli
e si riversano sulle teste. Affondano
le città, con le storie, con le persone,
con le scorie di società. E le poltrone
suonano la lira, come Nerone.


Abusa, penetra, ruota la trivella,
e trema la terra, crolla.
Trilla trilla la sveglia!


Non è una distopica poesia,
non è sfera di cristallo,
niente fantasia…È la scia
di chi vuole lucrare più che posso.
È la ferita che non si rimargina,
se rimuovi la crosta… Sanguina!
È ieri, oggi, domani… È adesso
che, senza pistola puntata alla testa,
con la vanga nelle mani,
ci scaviamo la fossa.

di Andrea Abruzzese

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