77 anni di libertà

È appena trascorso il 25 aprile, festa in cui si celebra la liberazione italiana dalla dittatura fascista. Lo sappiamo dai libri di storia, lo sappiamo grazie ai nostri nonni o bisnonni, per chi ha ancora la fortuna di ascoltarli, ma senza testimonianze dirette c’è rischio che le azioni di uomini e donne che hanno vissuto prima di noi diventino solo un racconto o una paginetta di un manuale scolastico da dover imparare, perdendone il senso, dimenticando. Crescono giovani annoiati che vedono la storia come cosa passata e inutile. Ed ecco allora l’esigenza di scrivere questo editoriale, dove non si vuole proporre la soluzione a questo problema, più grande e complesso di me, ma dove invece si vuole riflettere sulla storia come azione viva, dove ciascuno ne fa parte in maniera attiva con le quotidiane scelte consapevoli e non.  Non basta il ricordo, bisogna concretizzarlo, bisogna capire il significato di resistere contro un oppressore perché la libertà è fragile oggi e sempre. La democrazia si sceglie nella libertà ma la libertà a volte viene sottratta.

Chi sono allora quegli uomini e donne che hanno combattuto e portato alla liberazione dal fascismo?              
Prima di tutto mi preme ricordare che erano giovani ventenni, nati e cresciuti sotto il fascismo, in una scuola fascista, con libri di storia fascisti. Mai ce lo saremmo aspettati, eppure i resistenti sono proprio loro che, dopo l’armistizio e la nascita della Repubblica di Salò, hanno perso le illusioni del ventennio e hanno preso sulle spalle una Nazione per portala in salvo come Enea con il padre Anchise. In quel momento si è andati oltre la singola ideologia. Comunismo, socialismo non erano più importanti, bisognava scegliere e resistere per la propria Patria. Si è risvegliato quel sentimento Nazionale, molto simile a quello che vissero quasi 100 anni prima i nostri compatrioti che, con le lotte combattute dal 1820 fino al 1861, hanno condotto all’Unità nazionale.

Quella che si preparava era una vera e propria guerra cruenta e durissima contro il nazifascismo, fatta di rappresaglie, torture, guerriglie urbane che spesso coinvolgevano anche civili inermi.

La guerra vissuta come azione collettiva porta alla necessaria organizzazione del CLN e come nelle guerre passate anche in questa i canti aiutano. Ho sempre considerato la musica come un mezzo per gli uomini per allontanare la paura, per rendersi più forti e far battere i cuori all’unisono sotto uno stesso ritmo. Nascono i canti partigiani, tanti, sparsi in tutta Italia, usati come propaganda e metodo istantaneo per l’apprendimento della disciplina e degli ordini. Ne cito alcuni come Fischia il vento risalente al 1943-44 sviluppato in Italia settentrionale sulla base di un canto russo Katiuscia di Michail Isakovski che però non ebbe seguito nel dopoguerra a causa del suo orientamento comunista. Vorrei però riprendere delle parole di questo canto in cui non ci sono ordini ma solo grande coraggio “forte il cuor”, senso di unità e desiderio di uscire vivi dalla bufera “Fischia il vento e infuria la bufera, scarpe rotte e pur bisogna andar” o ancora da Cosa importa se ci chiamano banditiOnore a chi cade in cammino,| esempio per chi resta a lottare;| da forti accettiamo il destino,| nel sacro nome della libertà!”.  Il canto che però più si sviluppò fu Bella ciao, perché al di sopra di tutte le ideologie. Nasce nella zona tra Modena e Bologna nel ’44 forse ’45, scritta per mano di un anonimo medico partigiano detto Fiore. Venne riconosciuto canto rappresentante la liberazione, non solo italiana ma di tutti coloro che subiscono un’oppressione, proprio durante il Primo Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti a Praga nel ’47. In quell’occasione venne cantato da giovani di settanta paesi diversi, mossi da un sentimento comune di unità nazionale tutti riuniti contro l’invasor (https://www.ildeposito.org/canti/bella-ciao). Ancora una volta sono i giovani a portare coraggio, e ancora oggi Bella ciao è simbolo delle nuove generazioni che vedono la Terra disfarsi e scelgono che non ci si può arrendere davanti a potenti che sottraggono quello che è nostro per diritto di nascita; ecco che un canto partigiano dei nostri nonni diventa nostro, di tutti (https://www.open.online/2021/10/01/milano-greta-thunberg-canta-bella-ciao-video/).

Permettetemi in questa sede di ricordare tutti quei popoli che nel nostro tempo, mentre noi viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, stanno combattendo guerre contro dittatori e non, e che ogni mattina si svegliano e trovano l’invasor. Bella ciao è per voi, per quelli che r-Esistono.

Se è possibile apprendere qualcosa dalla storia abbiamo capito che il sistema in cui l’uomo forte comanda e il popolo ubbidisce porta alla catastrofe e che la democrazia, nonostante i suoi difetti e la poca sicurezza che può dare è invece l’unico sistema che protegge tutti indipendentemente dalle ideologie politiche, orientamenti sessuali, credenze religiose. Ogni giorno dobbiamo resistere consapevoli che si lotta per la libertà non solo imbracciando le armi ma proteggendo chi l’ha persa e sostenendo chi se ne fa promotore.

Mi piacerebbe lasciarvi con le parole di Italo Calvino in Oltre il ponte

Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.

Buona Libertà

di Gaia Gaveglia

Per un approfondimento rimando a: https://www.pandorarivista.it/articoli/alessandro-barbero-su-resistenza-e-25-aprile/ ; Discorso del presidente della Repubblica https://www.quirinale.it/elementi/67014 ; https://www.apassoduomo.it/index.php/rubriche/quattro-passi-nella-storia/522-i-canti-della-liberta .

In copertina: Vignetta di Mauro Biani, Repubblica, 2020

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