Parola e poesia in “Mielemedicina”: Intervista ad Anastasio

Da quando abbiamo aperto L’Incendiario, provo a inseguirlo per un’intervista, deciso a proporre ai lettori la sua qualità artistica e letteraria. Dopo quasi un anno e mezzo, finalmente riesco a portarlo qui: Anastasio dialoga con me in questa intervista, andando a presentare il suo nuovo album, Mielemedicina (Epic Records, Sony Music, 2022), pubblicato il 25 febbraio 2022, e anticipato dal singolo Assurdo. Una conversazione tra me e lui, volta a individuare e approfondire i riferimenti letterari e poetici all’interno della sua ultima opera.

Ascolta Mielemedicina su Spotify

Questa intervista, Anastasio, nasce da un mio dubbio. Ascoltavo continuamente Mielemedicina, e mi sentivo dentro a un labirinto, capivo che ci fossero dei riferimenti letterari, dovevo solamente prendere il filo e capire quali fossero. Sono, quindi, partito dal titolo dell’album, Mielemedicina, che riprende il De rerum natura di Lucrezio. Per il poeta latino, l’epoca e la poesia sono il miele da mettere sul bordo del bicchiere, e la medicina all’interno di questo è la filosofia epicurea. Ti chiedo, pertanto: nella tua musica qual è il tuo miele e qual è la tua medicina?

“Il miele è la musica stessa. La medicina sono le parole. Lucrezio diceva che per lui era il bel verso il suo miele, metafora ripresa da Tasso nella sua Gerusalemme liberata. Anche io mi sono inanellato in questa tradizione: dopo Lucrezio, Tasso, adesso Anastasio. Il succo della metafora è che a volte, per far arrivare una medicina amara, bisogna trovare un miele. E questo miele può essere la musica.”

Copertina di Mielemedicina

E spostandoci in modo più specifico sul bel verso e sulla poesia, mi rivolgo al tuo primo singolo estratto di Mielemedicina, Assurdo, in cui hai musicato un verso di La tragedia delle foglie di Charles Bukovski.

“Avevo provato a musicarla tutta. Non ci sono riuscito, perché avrei dovuto modificarla troppo da un punto di vista metrico. Ho tenuto, quindi, solamente quel verso centrale della poesia e l’ho reso il ritornello di questa canzone.”

Quel verso: “Il dolore è assurdo perché esiste”. Come hai manipolato questo verso all’interno della canzone? Come lo hai reso tuo?

“Mi sentivo bene dentro quel verso. È diventato istantaneamente il ritornello. Alla fine non l’ho neanche manipolato, perché è una citazione letterale. Non ho dovuto nemmeno modificarlo per ritmi metrici. Per l’interpretazione, invece, ho immaginato un uomo, che a un certo punto, dopo tanto dolore è quasi incredulo di fronte all’assurdità di tutto questo, di fronte alle assurdità del dolore: il dolore è assurdo perché esiste. Poi ho voluto anche ribaltare il verso, dicendo: l’amore è assurdo perché esiste. Effettivamente il dolore e l’amore sono due cose assurde. Inconcepibili, eppure eccole qui.”

Tanto il dolore quanto l’amore. Hai iniziato a musicare i versi durante il primo lockdown vero?

“Sì, mi sono messo a musicare diverse poesie. Ne ho musicate un altro paio, che farò uscire perché sono buone. Però non le svelo ancora, altrimenti mi brucio tutto.”

Official video di Assurdo

Sempre riguardo alla poesia, penso a Baudelaire che è richiamato all’interno del pezzo dell’album Dea dei due volti, facendo riferimento alla musa ispiratrice del poeta, Jeanne Duval. Come ti ha ispirato l’amore inconvenzionale tra Baudelaire e Jeanne Duval?

“Quello tra loro è un amore bello, perché oltre a essere letterario, è un amore reale tra due irregolari, un amore tra una donna reietta, una ballerina, probabilmente una prostituta, e un poeta che ha la ribellione nell’animo. E in questo amore si è incarnata la sua ribellione, in quanto era un gesto quasi folle per un figlio di borghesi innamorarsi di una donna nera e prostituta, una donna che nella Parigi bigotta di metà Ottocento rappresentava il male. Quella tra loro, tra Jeanne e Baudelaire, è però un’alleanza bellissima, e i versi che scrive per lei sono meravigliosi.”

E secondo te, tu hai la ribellione nell’animo?

“Non voglio paragonarmi a Baudelaire che era un ribelle assoluto, che ha pagato anche a causa della sua ribellione. Però credo che il germe della ribellione ci sia, ed è il motivo per cui faccio musica, il motivo per cui voglio scrivere, e anche per sconvolgere e coinvolgere un qualcosa. Mi piace lo shock, mi piace shockare, mettere chi ascolta in posizioni scomode.”

Si inserisce, poi, nell’ambito del mondo poetico un’altra canzone di Mielemedicina, la mia preferita, Simbolismo. Abbiamo queste tre figure, l’artista, il funambolo e poi Cristo, che ricorda il Dio morto nietzschiano. Come nascono questi tre simboli, quali letture  hai dato a questi e quali stai dando?

“Ho scritto Simbolismo di getto, quando ero molto più giovane. Ho iniziato a capirlo soltanto dopo. Ci sono tante interpretazioni, davvero tante: il funambolo è sia Cristo che l’artista, è chiunque abbia gli occhi addosso, chiunque sia guardato dalla folla, e la folla ha sempre un desiderio di morte, la folla vuole sempre uccidere l’idolo. È un desiderio spesso inconfessabile, il desiderio di volere il male. Quest’uomo però, il funambolo, è sospeso, cammina sopra la folla senza curarsi di loro. La riflessione si sposta su Dio: la morte di Dio fa comodo e la folla si affretta a organizzare il suo funerale, a prendere i posti per assistere a questo. Poi alla fine il feretro è vuoto, il simbolo finale del pezzo che apre al mistero. Perché è vuoto questo feretro? Forse perché la salma non c’è mai stata, o forse perché è risorto.”

Il feretro vuoto mette dei dubbi sull’esistenza di Dio.

“Non solo. Magari non è proprio morto, magari si sono affrettati a fare un funerale di un Dio che è vivo e vegeto e solamente non si vede più.”

A me Simbolismo, poi, ha interessato molto. Mi ha incuriosito anche una tua riflessione precedente a questa intervista, ovvero che stai dando continue interpretazioni a questa canzone, come se ci fosse una continua riscoperta.

“Come ti ho detto, questo pezzo l’ho scritto da giovanissimo, però per me è come se non fosse così, non mi sembra un pezzo immaturo. L’ho scritto tanto tempo fa e oggi in qualche maniera mi continua a svelare cose, continuo a dare belle interpretazioni a quello che ho scritto io stesso.”

Le immagini religiose sono presenti, poi, in un altro singolo dell’album, Babele. Già il titolo è un riferimento biblico, ed altri richiami biblici, mitologici, magici si collegano al concetto di parola e all’attività creatrice della parola.

“Hai usato l’aggettivo giusto: magico.  La parola è davvero magia, una forma di magia che crea delle cose che prima non c’erano. Influenza la realtà. Magari appartiene più all’immaginario che alla realtà, ma l’immaginario non è meno reale del reale. L’immaginario influenza il mondo reale, quindi non faccio vere distinzioni tra i due ambiti. Il tema di Babele è quindi la parola, affrontato in modo abbastanza chiaro nel pezzo. Le parole si trasformano come si trasformano i cervelli delle persone: il linguaggio è la tua visione del mondo, è la maniera in cui tu parli, la maniera in cui tu pensi. Se si corrompono i linguaggi, si corrompono anche i cervelli.”

La parola crea e corrompe il mondo di oggi come fosse una nuova Babele.

“Esattamente. La torre di Babele crolla perché tutti parlano lingue diverse e non si intendono più. Oggi siamo in una nuova Babele, non ci intendiamo più.”

Come ultima domanda, ti faccio quella che facciamo a tutti i nostri intervistati: quale testo consiglieresti di leggere ai nostri lettori? Quale testo è necessario leggere oggi?

“Non posso che consigliare le poesie di Massimo Ferretti. La sua visione mi ha folgorato. Le sue poesie mi hanno aperto alla poesia, mi hanno portato ad amare questo genere e mi hanno infervorato. Poi, riguardo a un testo per interpretare il mondo moderno, non saprei proprio dirti. C’è tanta modernità anche in Ferretti, ma penso che soltanto le cose universali possano andare bene per il mondo di oggi, che è talmente lontano che è difficile per gli artisti riuscirne a cogliere lo spirito. Lo hanno colto soltanto in passato, scrivendo un’opera talmente universale che racchiuda i nostri tempi. Vedo, infatti, che questo tempo sia difficilmente raccontabile, perché è così strano, così liquido. È un labirinto, è mutevole. Una delle vere sfide, per gli intellettuali di oggi, è, infatti, capire lo spirito del nostro tempo.”

Ed è proprio questo anche uno degli obiettivi dell’Incendiario: capire l’attuale attraverso i testi.

“In bocca al lupo allora.”

Allergia, raccolta di poesie di Massimo Ferretti (Giometti&Antonello, 2019), consiglio di lettura di Anastasio

Ti ringrazio davvero, Anastasio, per questo scambio, ci vediamo domani al concerto a Ciampino del Mielemedicina Tour 2022.

“Ci vediamo domani.”

Ringrazio Anastasio per il tempo, per le parole e per la poesia, intervista curata da Antonello Costa.

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