“Caro diario…” la figura dell’autore oltre la letteratura

Chi tiene un diario ha il vantaggio di rendersi conto con tranquillante chiarezza dei mutamenti dei quali è incessantemente soggetto […] Nel diario si trovano prove del fatto che abbiamo vissuto, osservato e scritto osservazioni magari in condizioni che oggi sembrano intollerabili. 
(F. Kafka, Confessioni e diari, Milano, I Meridiani, Mondadori, 1996, pp. 292-293)

Approcciarsi alla lettura di un testo è un’operazione ambivalente, poiché si tratta, in teoria, di un’azione estremamente semplice, ma infinitamente complessa. Basterebbe, infatti, aprire un libro, cominciare a leggerlo e continuare finché non si finisce. Poi subentra un secondo livello: la comprensione, già più articolata, in quanto si tratta non solo di capire quanto il testo riferisce, ma di indagare i significati latenti che lo costituiscono. In questo processo subentrano variabili numerose, di tipo individuale (il modo in cui il lettore posa il proprio sguardo sul testo, filtrandone i messaggi e individuandone significati di volta in volta diversi), sociale, antropologico, psicologico e talvolta politico e ideologico. Una reale comprensione del testo deve tener conto di tutti questi fattori, inserendoli all’interno del contesto storico e culturale, quindi anche letterario, in cui viene scritto e/o letto. Già dagli anni ‘60 e ‘70, con le teorie di Eco (Opera aperta risale già al 1962), per citare uno dei maggiori studiosi del tema, viene evidenziato il ruolo attivo del lettore nella costruzione del significato dell’opera, ritenuto ormai indiscutibile. 
Tuttavia, per una comprensione ancor più ampia di quanto si legge, è necessario includere in maniera significativa l’autore. Non soltanto da un punto di vista critico la figura di chi scrive risulta importante, ma lo diventa ancor di più quando si è interessati a conoscere la persona che si trova dietro le pagine stampate, il suo vissuto e i suoi pensieri più intimi. Molti autori rigettano l’idea di far coincidere i propri lavori col vissuto e con la personalità che li caratterizzano, tuttavia è indiscutibile che questi abbiano un’influenza, più o meno rilevante, sulla poetica e sul pensiero di ogni scrittore, che è, in fondo, un individuo come gli altri. Proprio questo essere individuo, oltre che artista, è testimoniato dalle scritture private, diari o lettere che siano. Leggere le opere, infatti, rende lo scrittore una figura dai tratti mitologici, che si nasconde tra le pagine dei romanzi o tra i versi delle poesie, mentre questo tipo di materiali contribuisce a smascherare l’inganno e ad avvicinarlo al consorzio umano. Dalle scritture private, infatti, emerge la quotidianità, il vissuto per la maggior parte extraletterario, che racconta esperienze, pensieri e considerazioni da cui scaturisce linfa utile all’atto artistico. Inoltre, per il lettore è interessante andare a scovare curiosità, abitudini, conoscenze e rapporti che solo in questo modo sono rintracciabili. A differenza dei romanzi autobiografici, infatti la realtà è molto più diretta, poiché già il termine “romanzo” include in sé un certo tasso di finzionalità, azzerato quando non c’è di mezzo il filtro della narrazione. 
Le scritture private umanizzano l’autore e ampliano l’orizzonte di comprensione indirizzato verso la persona e verso l’opera. Venire a conoscenza della coincidenza di un determinato evento privato con la scrittura di un testo, in cui magari echi del fatto si percepiscono, permette di avere una comprensione più profonda dell’opera, svelando tratti inediti e interpretazioni inconsuete. D’altra parte, non si deve commettere l’errore di rimandare in toto l’esperienza privata alla scrittura finzionale, ma è necessario lasciare un giusto spazio di autonomia all’atto creativo, al di là delle coincidenze, presunte o reali, tra i due piani. 
Per di più, leggere un diario o una lettera è un’esperienza che apre lo sguardo su un’anima che si mostra, significa poter scavare nell’intelletto e nell’essenza dell’individuo, più che dello scrittore, per indagarne i lati solitamente nascosti e capire che gli stessi problemi che affliggono le persone comuni, affliggono anche gli scrittori, che anch’essi, dunque, sono persone comuni. Ogni analisi critica che aspiri ad essere illuminante e completa dovrebbe partire dalla lettura delle scritture private, perché tra le righe è possibile individuare il contenuto celato dell’intera esperienza umana, che poi si traduce, attraverso passaggi, setacciature e modifiche in materiale utile alla costruzione letteratura. Essa, infatti, altro non può fare che attingere alla realtà quotidiana, anche quando vi si discosta, come fosse l’humus di cui nutrirsi. Proprio nelle scritture private, quindi, si incontrano questi segni: le esperienze, i momenti di esaltazione, le depressioni e tutti i pensieri dai quali, talvolta, emerge la materia letteraria. Gli scrittori, in questo senso, lavorano anche quando non producono, poiché compongono anche annotando una minima frase su un pezzo di carta.

Questa settimana presentiamo un nuovo inedito di Valentina Antonelli, Un lungo abbraccio. Una rapida serie di immagini accosta lentamente due amanti distanti, tra lo spasimo dell’incontro che si avvicina e i turbamenti dei pensieri, che si sciolgono al momento dell’abbraccio, sublimando in un gesto tutti gli amori passati, presenti, futuri e ipotetici.

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