Un lungo abbraccio

Lui realizzò che era l’ora di recarsi nel luogo dell’appuntamento. Mai nella sua vita varcò con quei sentimenti nel cuore il portone del suo palazzo, né con  quella solenne rapidità ultimò il gesto di legarsi le scarpe. L’acqua del pozzo della sua anima era calma dopo la pioggia di dubbi della notte prima, di cui lui  non voleva più parlare neanche con sé stesso. Sapeva che il prossimo futuro al quale aveva teso la sua mente, in pochi istanti si sarebbe sciolto nell’attimo presente grazie all’amplesso dei loro sguardi riuniti.  

Dell’ombroso scorrere dei giorni sarebbe stato presto dimentico, come uno che muore e ritorna alla vita con uno schiocco di dita. Riunendosi a dei luoghi che non pensava di avere dentro di sé. Anche lui voleva prendere quel treno! Non bastava più essere amici. Intanto il desiderio aveva generato una maestosa ed  ingestibile energia, incontenibile nei corpi. Nei semi piantati dall’immaginazione giaceva tutta la verità di ciò che si sarebbe dispiegato da lì a pochi istanti.  

Lei sapeva che la soglia inaspettata voleva attraversarla con lui e lui solamente,  lo sapeva mentre camminava verso casa sua, goffa e rossa in volto. Ad ogni  passo era sostenuta tuttavia dal turbinare della trottola del cosmo che la  incoraggiava: “più svelta! Prendilo con te, che lui non ha il coraggio!”. La  vertigine di ogni amore mai nato, presente passato e futuro si manifestava in quegli attimi affannosi.  

E fu lungo il loro abbraccio, quando lei, senza potersi trattenere, saltò su di lui e gli cinse i fianchi con le gambe. A quel punto una musica intrusiva fatta di silenzio lo portò a sentirsi soffocare, come quando quella volta da bambino si immerse nell’acqua.

di Valentina Antonelli

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