Identità di gener(azion)e

«Stanca e affranta, non aveva l’energia necessaria per affrontare un simile evento. Non era possibile che io vivessi come una persona di sesso maschile. Secondo lei non toccava a me decidere. Mi aveva messo al mondo, mi aveva nutrito e cresciuto. Mi aveva conosciuto prima che io conoscessi me stesso e nessuno l’aveva interpellata sul mio cambiamento. La vita era cominciata in un modo e all’improvviso aveva preso una svolta ed era diventata qualcosa di diverso. Tessie non capiva come fosse successo»

Middlesex

Questa citazione è del libro di Jeffrey Eugenides, Middlesex, e racconta la storia di Calliope Stephanides che ha vissuto i primi anni della sua vita da bambina per poi scoprirsi ermafrodito. Se immaginassimo un lettore medio, che vaga nella libreria di fiducia alla ricerca di qualcosa di nuovo, di inaspettato, che possa sorprenderlo, e noi (da mosche, s’intende) lo vedessimo prendere in mano Middlesex, magari perché attirato dalla sgargiante copertina rosa, e leggere la quarta di copertina con la trama, potremmo avere due reazioni opposte.

  • Reazione del lettore medio A: sul suo volto si manifesterebbe un’ombra di curiosità, e prima di rimettere il testo a posto forse ci penserebbe un po’, comincerebbe a sfogliarlo e leggerebbe l’incipit.
  • Reazione del lettore medio B: appena letto la trama, forse anche senza finirla totalmente, poserebbe il libro sbuffando un po’ e allontanandosi totalmente dallo scaffale, perché probabilmente accanto a quello ci sono altri libri della stessa stoffa, decisamente NON il suo genere.

Se ora vi chiedessi: quanti anni ha secondo te il lettore A e il lettore B? A quale generazione appartiene?

Considerando il nostro pubblico medio, composto maggiormente da giovani ragazzi e ragazze, avrete probabilmente risposto che il lettore A è abbastanza giovane, diciamo under 35, invece il lettore B è quello che spesso si definisce boomer. È ormai chiaro che la differenza generazionale soprattutto sulle questioni di identità di genere sia sempre più netta. La generazione Z è fluida, accetta di buon grado la non classificabilità sessuale, senza giudizi. Al contrario, la generazione adulta non riesce a stare al passo con le nuove identità, fa difficoltà a comprendere il significato della sigla LGBTQIA+ e crede che il Pride Month sia una pagliacciata. Non importano i dati sulle violenze a spese della comunità LGBT+ e sulle discriminazioni sul lavoro, comunque sembra esserci incomunicabilità tra le due generazioni.

Qualcuno potrebbe dire: dov’è il problema? Il problema sta nella mancanza di guida per i giovani, che spesso trovano risposte solo tra i coetanei ma non riescono a risolvere dei conflitti interiori. Il problema sta nella scuola, in cui una professoressa viene sospesa solo perché trans, e non perché non sappia insegnare, che forse, e dico forse, dovrebbe essere la priorità. Magari perché quel modello di insegnante avrebbe potuto ispirare quel ragazz* che sente il cambiamento ma non sa spiegarlo e non vuole chiedere aiuto ai suoi genitori perché si vergogna. Questa società è fuori tempo massimo: c’è bisogno di riflessioni al riguardo, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno che i “grandi” parlino di identità di genere con criticità ma non criticandola, è diverso.

Presentiamo l’inedito di questa settimana: la silloge poetica di Fabrizio Sani non ha bisogno di presentazioni, perché la poesia non va spiegata, va letta e amata. Noi dell’Incendiario siamo stati colpiti dalle sue parole e speriamo che così sia anche per voi.

Cerchiamo sempre di comunicare, anche quando tutto sembra perduto.

Gloria Fiorentini per l’Incendiario

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