Intervista a Roberto Saviano: Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo

Intervista a Roberto Saviano: Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo

Ho scelto Lettere moderne sognando Gomorra, sognando un’inchiesta, sognando il coraggio di diventare un giornalista come lui. All’evento di Libri sulla cresta dell’Onda di giovedì 4 agosto, grazie all’intercedere della libraia Enza Campino, che ringrazio con tutto il mio cuore, ho avuto la possibilità di realizzare una piccola parte sognante di questo sogno, ovvero di intervistare Roberto Saviano, al teatro romano di Minturno. Lo scrittore, il giornalista e lo sceneggiatore italiano presentava in quella data a Libri sulla cresta dell’Onda, rassegna letteraria del Golfo di Gaeta giunta alla sua XXIX edizione, il suo ultimo romanzo Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo (Bompiani, 2022). L’intervista, condotta da me, è già andata in onda su Tele regione 118, per la rubrica Magazine; troverete, pertanto, di seguito il servizio andato in onda sulla rete e l’intervista integrale in formato scritto.

Intervista a Roberto Saviano, condotta da Antonello Costa, sul suo ultimo romanzo Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo (Bompiani, 2022)

Buonasera Roberto Saviano. Ritorni qui, dopo quattro anni, come ospite dell’evento Libri sulla cresta dell’Onda. Vado dritto al punto, verso la tua ultima pubblicazione per Bompiani Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo. Un romanzo che ripercorre gli atti e la vita del giudice palermitano Giovanni Falcone, un’opera che si presenta come una ricostruzione accurata tra fonti e ricordi intimi. Quanto tempo ha dedicato alla scrittura di Solo è il coraggio e quanto cuore c’è in questo ricordo?

Per scriverlo ci ho messo quattro anni e mezzo. Le letture sono tutte in bibliografia, ho fatto un bibliografia di cinquanta pagine. Strano: ho fatto un romanzo con una bibliografia. È un romanzo di storia vera, quindi necessitavo sottoporre al lettore il labirinto che mi ha portato a provare quello che racconto. Poi una vita intera di letture della storia di Giovanni Falcone mi ha sempre guidato nella possibilità di educare il muscolo conoscitivo, cioè il suo metodo, il suo coraggio, il suo modo di scegliere come guardare il mondo. Mi ha suggerito più volte come dovevo affrontare il racconto del potere criminale.

Copertina di Solo è il coraggio. Giovanni Falcone, il romanzo di Roberto Saviano, Bompiani, 2022

Giovanni Falcone nel suo libro non è solamente un eroe. È innanzitutto un uomo. Mi ha colpito molto un dettaglio: lei descrive la quotidianità di Falcone, in questa il collezionismo delle sue papere. Allora voglio volgere la domanda a lei: quali sono le sue papere, ovvero gli atti quotidiani, gli oggetti o anche i rapporti che le ricordano che oltre, a essere l’eroe di Gomorra, è anche un uomo?

La parola eroe è una parola molto complicata e scivolosa, perché si è eroici quando si muore. Falcone, persino pochi giorni prima di morire, era bersaglio di ogni tipo di calunnia e accusa. Fu lasciato solo, soprattutto dai suoi colleghi, quindi si diventa eroi quando si getta il sangue a terra, come si suol dire. Era un uomo che amava la vita, profondamente: a Carnevale si vestiva, abbiamo delle foto di lui vestito da Tarzan, adorava il cibo, il mare, abbronzarsi; adorava stare tra gli amici, non aveva nessuna vocazione al martirio, né al sacrificio. E invece si è sacrificato e, sì, è stato un martire. Circa le mie papere, cioè la possibilità di poter avere degli spazi dove sottrarsi a quello che è il proprio impegno, ne ho diverse. Tutte, purtroppo, sono declinabili in stanze chiuse, quindi, la musica, come quella che stiamo ascoltando ora, per esempio, mi parla più profondamente di quando ero libero. E come se tu, nel momento in cui ti viene tolta la libertà, sentissi tutto amplificato. La passeggiata ha un altro valore, il cibo ha un altro valore. È incredibile come siamo sempre costretti a capire il valore delle cose quando le perdiamo; è una dannazione umana. Detto ciò, in questo libro, ho voluto davvero provare a ripompare il sangue di Falcone attraverso il cuore del lettore.

Ha detto che Falcone adorava circondarsi dei suoi amici e dei suoi colleghi. Il titolo del romanzo è, però, Solo il coraggio, quando in realtà Falcone non è solo. Il titolo ci suggerisce la tematica principale del romanzo, il coraggio, e a riguardo voglio rivolgerle delle domande che ha scritto all’interno di uno dei capitoli finali del romanzo: quando ha scelto Falcone il coraggio e quando ha scelto lei il coraggio? E che rumore fa il coraggio quando cade per terra?

È un’espressione che ho utilizzato per lavorare sul paradosso. Il coraggio cos’è? Lo misuri? Ha centimetri? Ha massa? Quando cade fa rumore? E che rumore fa? In realtà il coraggio è una scelta, e l’ho capito studiando la sua vita. Ed è una scelta di solitudine, spesso, perché è una scelta che fai indipendemente dalle conseguenze, indipendemente dal bilancio di vantaggio e perdita. Non è un investimento, che ha a che fare con il profitto, il guadagno. Il coraggio è una scelta, e Falcone la fa continuamente. E, quindi, diventa ancora più drammatico quando è consapevole che la scelta che sta facendo lo sta portando alla solitudine, alla diffamazione e poi alla morte. Ma non può fare altrimenti, perché è consapevole che, se non avesse scelto di essere coraggioso, avrebbe perduto il senso di ogni suo atto, il senso del respiro stesso. Va avanti. Va avanti sapendo che questo è quello in cui si riconosce, e quindi lo fa.

Siamo qui, all’evento di Libri sulla cresta dell’Onda, in cui elogiamo, effettivamente, l’importanza dei libri. Le chiedo, pertanto, di rivolgersi in questo momento ai giovani: quale romanzo, testo o altra opera, secondo lei, è necessario leggere oggi?

Sai, è troppo difficile rispondere, se non che bisogna mettersi all’ascolto, direi al pubblico più giovane ma non solo. Tu che mi stai ascoltando, credi di scegliere il libro, ma è il libro che sceglie te. Questo è un modo chiaramente romantico per dire che là dove ti metti in ascolto e pensi di dover dare del tempo alla lettura, il libro ti trova. In questo momento ho in mente, per esempio, un libro bellissimo di Curzio Malaparte, La pelle, dove c’è dentro uno dei concetti più dolorosi e drammatici che abbia incontrato: quando gli uomini combattono per salvarsi la vita sono solidali, danno fondo alla parte migliore di loro; quando invece combattono per vivere, cioè per stare meglio, si vendono tutto, iniziano gli imbrogli, la furbizia. Malaparte, nella guerra, vede questo: nel momento in cui si sopravvive, per esempio le tragedie, i terremoti, le inondazioni, sembriamo, davvero, uniti: un unico corpo e un unico cuore che batte. Ma appena si supera quel momento, in cui possiamo trovare e provare vantaggio, diventiamo delle chiaviche. La pelle racconta questo, ed è un libro che vorrei consigliare, anche se potrei consigliarne centinaia di migliaia. Ma in questo momento mi passa per il mente Malaparte che può davvero dare uno sguardo nuovo sulle cose.

Un caro saluto a Roberto Saviano, un saluto ai miei lettori, cui lascio una testimonianza dell’evento di Libri sulla cresta dell’Onda di giovedì 4 agosto al Teatro Romano di Minturno:

Ringrazio Roberto Saviano per l’onore concessomi, Enza Campino, Libri sulla cresta dell’Onda e la libreria di Formia Tuttilibri – Mondadori. Ricordo l’ultima data dell’evento Libri sulla cresta dell’Onda: al monastero Santo Magno di Fondi domenica 4 settembre sarà ospite Gemma Calabresi Milite con la sua ultima pubblicazione La crepa e la luce.

Intervista a cura di Antonello Costa

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