Io incendio: Antonello è morto

Bentornato caro lettore, ti saluto dopo una settimana di pausa per vacanze pasquali, augurandoti di averle trascorsi nei migliori dei modi. Una settimana in cui ho riflettuto a lungo riguardo alla nuova sperimentazione da proporre, un nuovo gioco. Voglio, per prima cosa, rassicurarti: sono Antonello e sono stravivo, adoperando questo elativo che utilizzo frequentemente nei messaggi privati. Con questo titolo accattivante e inconsueto, voglio proporti una sfida, un modo per creare discussioni e mettermi in discussione.

Riflettevo da giorni sul piccolo saggio del 1968 La morte dell’autore di Roland Barthes, e così ho deciso, per questo editoriale volevo morire: Antonello, in quanto autore di questo articolo, necessita di morire per il caro lettore. Secondo Barthes, infatti, a qualsiasi autore spetta la morte; una morte che trascende il lato fisico, e concerne solamente il suo ruolo. Il critico scinde il creatore dal suo creato, l’autore dal suo libro. Per quanto sia molto importante l’intenzione e interpretazione dell’autore, nell’atto della pubblicazione il libro non gli appartiene più in modo esclusivo, è dei lettori, che proiettano su questo significati personali. Il punto focale si sposta dall’autore verso il lettore. Diacronicamente il libro vive in una linea del tempo dei significati, e questi si evolvono, si rigenerano, acquistano connotazioni e osservazioni, dipendenti dal loro fruitore.

Per quanto stia professando la mia morte, non mi trovo totalmente in accordo con questo concetto. Una lettura superficiale, che non tiene conto dell’intenzione autoriale e del suo atto creativo, potrebbe comportare due errori di interpretazione da parte del lettore: la banalizzazione del significato e la critica ad un contesto lontano in cui vigevano norme civili e sociali. Ti propongo rispettivamente due esempi: leggendo la famosa lirica dantesca Tanto gentile e tanto onesta pare, potresti interpretare gentile con il significato odierno, rispetto alla nobiltà d’animo a cui rimanda; oppure potresti accanirti contro molti scrittori classici per la loro misoginia, accusandoli di maschilismo e antifemminismo, applicando un’eccessiva attualizzazione e non comprendendo il contesto di scrittura. Per quanto sia importante la morte del lettore e del suo tempo, nell’atto della lettura, caro lettore, devi tener conto della sua intenzione, giungendo ad una tua interpretazione attiva e cosciente; più che la morte, Antonello dovrebbe essere chiuso in un cassetto, come pagine da spulciare nuovamente quando ti si pongono troppe incertezze. Mi vengono in mente le Le lezioni pavesi e il commento a La chioma di Berenice di Ugo Foscolo, in cui indica il modo più giusto con cui rivolgerci a qualsiasi lettura, trascendendo qualsiasi diaspora tra neoclassicismo e romanticismo: il testo è un essere dinamico, che ha insito modernità e contemporaneità, elementi sotterranei che, con conoscenza delle intenzioni dell’autore e del suo percorso di interpretazioni, bisogna saper far esplodere. È un approccio complesso, ricco di rivalutazioni, considerazioni e riprese; il lettore, attraverso questo metodo, dopo aver ucciso l’autore, lo fa risorgere, resurrezione talmente calzante dopo la passata festività pasquale. Spostando il concetto nella nostra chiave metaforica incendiata: che muoia la fenice, che risorga dalle sue ceneri.

L’approccio complesso al testo è assunto dai nostri due autori della settimana. Due articoli in parte correlati, in cui i lettori diventano autori, fornendoci critica e interpretazione dei romanzi analizzati. Un nuovo incendiario, Marco Roberti ci guida nell’analisi critica di Q, romanzo storico del collettivo Luther Blissett. Roberti con consapevolezza perquisisce i piani e i livelli di questo romanzo, riesce a districarsi in questo labirinto e ne coglie il fascino; il suo articolo è un’analisi puntuale, che parte dallo studio del romanzo per trarne considerazioni valide tanto da un punto di vista critico-narrativo quanto linguistico. È la morte di un intero collettivo di autore, rispettando un po’ anche il loro volere; che si parli del testo, invece dell’autore che c’è dietro. Con Rachele Callegari, invece, partiamo nella nostra caccia alla Strega, iniziativa dell’Incendiario di recensire la dozzina di libri candidati al premio, prima della nomina del vincitore; un’iniziativa in cui crediamo, e speriamo piaccia e attiri te, caro lettore. Callegari recensisce Sembrava bellezza di Teresa Ciabatti: incisiva, impavida, considera i pregi di questo romanzo, ma non nasconde le perplessità. Calligari, in quanto lettrice, uccide con la sua recensione l’autrice con un taglio netto, fornendoci una recensione incisiva.

E sperando di essermi allungato la vita con questo titolo, ti saluto lettore, lasciandoti come sempre un consiglio, lo definirei questa volta, ironizzando, un testamento: che muoia la fenice, che risorga dalle sue ceneri; tu, caro lettore, brucia l’autore, e con competenza e maestria doma l’incendio del libro.

Antonello Costa per la redazione dell’Incendiario

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