Che senso ha AVERE TEMPO SE NON SI SA ABITARLO?

Nelle ultime due settimane mi sono ritrovata stracolma di impegni e con alcune decisioni importanti da prendere sul mio futuro. Essendo già di mio una persona ansiosa, la quantità di cose da fare e il peso delle mie scelte si sono rivelate una spada di Damocle che mi ha appesantito l’animo per giorni. Quando ho sistemato alcune cose ho capito che la mia fretta di aggiustare tutto mi ha portato a non ascoltarmi: solo dopo aver preso, un po’ per consigli e un po’ per costrizioni esterne, una strada, mi sono resa conto che era proprio quella la scelta che avrei voluto fare, e che se avessi preso l’altra strada mi sarei sentita soffocare. Poiché la scelta riguardava il mio futuro, avevo pensato solo a impiegare intelligentemente il tempo affinché potessi avere una chance di cogliere quell’opportunità, e ho programmato i miei giorni al secondo. Solamente oggi mi rendo conto che avevo dimenticato una cosa fondamentale: prendermi tempo per capire cosa volessi davvero. A volte siamo così oberati da impegni, scadenze, anniversari, compleanni, lauree e mille altre cose che ci dimentichiamo di doverci ritagliare del tempo per noi. Anche solo per pensare, fare una passeggiata, anche solo per perderlo nella noia. L’idea che il tempo sia prezioso e che dobbiamo impiegarlo al massimo è di vecchia data: si pensi già a Seneca, il quale ammoniva i suoi contemporanei sulla perdita di tempo «vivete come chi è destinato a vivere sempre, ma vi viene in mente la vostra fragilità, non fate attenzione, quanto di tempo sarà già passato: come da una riserva piena e abbondante continuate a perdere, quando nel frattempo per caso il giorno stesso che o per qualche affare di uomo o per qualcosa data sia l’ultimo giorno» (De Brevitate Vitae). Ecco, credo che questo ammonimento ci perseguiti da allora: è giusto non sprecare tempo, ma la struttura della società contemporanea ci induce a pensare che sia perdita di tempo tutto quello che non è legato a qualcosa di produttivo (ovvero lavorare, tenersi in forma, raggiungere un obiettivo personale), e questo crea un circuito mentale che porta al malessere psicologico. Quando programmiamo la nostra settimana dobbiamo ricordarci di riservare almeno un giorno a noi e basta, che possa essere sfruttato per fare qualunque cosa vogliamo. Di solito le persone impegnate come me dedicano quell’unico giorno di riposo alla socialità e tendono a incastrare diversi incontri sociali, perché ci ritroviamo con l’intero cerchio di amicizie che stressa noi specie rara, detti scientificamente homines impegnates con mille messaggi Whatsapp che contengono un unico messaggio comunicativo «DOMENICA APE?». E tu, homus ormai stressatus, sembrandoti male dire di no perché anche i muri sanno che è il tuo giorno di riposo, acconsenti alla proposta, incastrando ogni due ore una persona da vedere e arrivando ad aver fatto 12 apertivi in un solo giorno. Per carità, tu vorresti vedere quelle persone e hai piacere nel farlo, però, come dice Jane Austen, il cui compleanno ricade questa settimana (16 dicembre), «Un uomo che non sa che fare del proprio tempo non è mai consapevole di invadere quello degli altri» (Ragione e sentimento). Impariamo quindi a dire di sì più spesso: a noi stessi però, senza sentirci in colpa.

Questa settimana presentiamo una nuova autrice: Roberta Sciuto inaugura i suoi inediti, incentrati su una serie di epistole inviate a noti personaggi storici, con una lettera indirizzata a Jeanne D’Arc da un mittente inaspettato.

Gloria Fiorentini per l’Incendiario

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