Il piccolo principe e L’Incendiario presentano: Festa dell’albero – I racconti dei terzi classificati

Primo classificato del concorso Festa dell’albero
Secondi classificati del concorso Festa dell’albero

Presentiamo i racconti terzi classificati del concorso letterario “Festa dell’albero”, indetto, dall’associazione “Il piccolo principe” e “L’incendiario” per la scuola secondaria di primo grado “Dante Alighieri” di Formia:

La grande quercia di Giacomo Ciccolella

C’era una volta una grande quercia su una collina isolata.
Si sentiva molto sola e triste perché non aveva nessuno con cui giocare e parlare.
Passava le giornate in attesa di incontrare un animale o una persona con cui poter trascorrere il tempo, ma gli anni passavano e niente accadeva.
Improvvisamente una mattina di primavera vide arrivare sulla collina un gruppo di bambini che ridevano e scherzavano. Non credeva ai suoi occhi, per la prima volta incontrò dei ragazzi con cui potesse trascorrere le sue giornate. Si misero a giocare a calcio sotto la sua grande chioma ombrosa.
Da quel giorno venivano a trovarla tutti i giorni: ridevano, correvano e la palla spesso finivano tra i rami della chioma del grande albero. Alcuni si arrampicavano sul rugoso tronco e sui robusti rami e facevano tanto solletico all’albero. Ogni sera la quercia si addormentava felice come non lo era mai stata prima e speranzosa di poter rivedere il giorno successivo quelli che ormai considerava amici.
Passò l’intera primavera e anche l’estate ma con l’arrivo dell’autunno, riaprendo le scuole, i bambini non tornarono più ma lasciarono, l’ultimo giorno in cui stettero sulla collina, la palla in un buco nel tronco della quercia. Essa la custodì come qualcosa di prezioso e aspettò la primavera successiva con il cuore speranzoso di rivederli. Così fu e ciò accade ogni anno per dieci anni, finché i giovani amici ormai erano diventati uomini.
Nonostante gli impegni di lavoro che ciascuno ormai aveva, ogni tanto tornavano a salutare la loro cara amica quercia e a raccontarle le loro storie e i loro sogni.

L’albero Gino di Celestino Camerota

C’era una volta un uomo che viveva in una casetta in mezzo al bosco. Il suo nome era Celestino e aveva provato in tutti i modi a raggiungere le nuvole perché voleva vedere il mondo da lassù: era riuscito a creare la scala più lunga del mondo grazie a sedie, tavolini, libri e giocattoli, ma non era bastato. Un giorno mentre passeggiava per il bosco si accorse di un albero e iniziò a parlarci; il suo nome era Gino e aveva più di cento anni. Celestino raccontò a Gino delle sue disavventure e cercarono insieme una soluzione. Gino sapeva di essere molto alto e per questo era in grado di poter aiutare il triste e buffo uomo; Celestino infatti era un po’ goffo e inciampava in ogni cosa che trovava. Dunque i due amici si diedero appuntamento per il giorno seguente, nel pomeriggio, per poter attuare il loro piano. Celestino era impaziente di questa cosa e passò tutta la mattinata a pensare a cosa poter trovare di così bello lassù. Alle 17,00 in punto Celestino era pronto per questa nuova avventura: usò una scala per salire sui rami più bassi che trovava possenti e rigogliosi. Dopo aver perso molte volte l’equilibrio, riuscì a salire di circa tre metri dal suolo e iniziò a vedere le cose ai suoi piedi un po’ più piccoline. Vide anche che sull’albero Gino c’èra tanta altra vita tutta da scoprire: uccellini, scoiattoli, formiche tutti aiutati da Gino a trovare cibo e soprattutto riparo. Lui era una quercia e per questo non era soltanto utile per le sue ghiande, ma anche all’uomo nella vita di tutti i giorni. Salendo più su notò di aver superato, in altezza, tutti gli altri alberi e tra una chiacchiera e l’altra con il suo amico sempreverde arrivò in cima. Bastò un piccolo saltello che arrivò su una sofficissima nuvola dalla quale, seduto sopra, vide dal bosco fino al mare compresi anche i monti. E’ spettacolare quello che riesce a fare un amico per te: Gino era stato capace di realizzare il sogno più grande di Celestino facendogli vedere il mondo da una prospettiva diversa. Era riuscito a fare ciò proprio per il fatto di essere vecchio ed avere tantissima esperienza da poter guidare il curioso osservatore e allo stesso tempo sorreggerlo fino in cima. La natura è il bene più prezioso poiché ci ruba alla quotidianità mostrandoci la meraviglia del creato.

Amiche oltre natura di Greta Salvatore e Flavia Berenice

In un piccolo paesino di montagna viveva una bambina di nome Bella. Alla sua nascita, i nonni, in suo onore, le regalarono una piantina di quercia e, insieme al suo papà, decisero di piantarla sulla cima di una collina poco distante da lì. Poiché non aveva fratelli e i suoi amici erano sempre troppo impegnati per giocare con lei, si confidava ogni giorno con la sua amica quercia. Il suo amore lo dimostrava abbracciandola con i suoi folti rami, forti come due braccia e lei lo ricambiava raccontandole i suoi segreti e le sue paure. Il padre lavorava in città, distante dalla campagna, e ogni giorno impiegava molto tempo per arrivarci. In quei giorni la casa di Bella era in soqquadro: i suoi genitori imballavano abiti, piatti, quadri. Lei non capiva cosa stesse succedendo e nessuno le raccontava nulla. La sera, a cena, mentre gustava la sua calda polenta, la mamma e il papà decisero di spiegarle il gran disordine: il giorno seguente dovevano trasferirsi in città, accanto all’ufficio di lavoro del padre. Era un piccolo appartamento in un altissimo grattacielo a circa un’ora dalla sua vecchia casa; scoppiò in lacrime soprattutto perché doveva abbandonare la sua unica amica.

Durante la notte uscì di nascosto e corse dalla quercia per confidarsi un’ultima volta con lei; la salutò abbracciandola così forte da sentire dolore alle braccia. Percorrendo con la macchina i kilometri che la conducevano verso la città, si sentiva sempre più assalita da un senso di solitudine. Nessuno avrebbe mai capito fino in fondo quell’ amore per una pianta, forte come quello per una sorella. Passavano i giorni, mentre i suoi occhi erano malinconici, la quercia sembrava perdere colore e i rami, che prima erano rivolti al cielo, adesso quasi sfioravano il terreno; sembrava sentire la mancanza della bambina. Vedendola così triste, i genitori inondarono Bella di regali di ogni sorta: giochi, abiti, libri, ma sembravano non ottenere nessun effetto positivo sull’umore della bambina. Finché un giorno, mentre passeggiavano per le vie della città, Bella venne colpita da un piccolo negozio di fiori e ci si intrufolò; convinse la mamma a comprarle dei piccoli alberelli e fiori di ogni colore. Il giorno seguente, al rientro da scuola, corse in cortile e, in una piccola aiuola tra cemento e asfalto, creò il suo piccolo giardino dedicato alla sua amica quercia. Da allora le sembrava di sentirla sempre più vicina.

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