Io Incendio: Gioventù bruciata

Io Incendio: Gioventù bruciata


Caro lettore o cara lettrice,
Scrivevo prima tra queste pagine, distante da una parte di pubblico a cui volevo riferirmi. Volevo rendere la mia penna legna per i fuochi dei giovani studenti, senza essere mai entrato in quei fuochi, senza mai aver capito il funzionamento dei loro ragionamenti. Ero persuaso da un banale pregiudizio globale, che continua imperterrito a correre attraverso i suoi famosi slogan: “i giovani d’oggi non hanno voglia di far niente”; “i giovani d’oggi non sanno niente”; “i giovani d’oggi non sono niente”. I soliti commenti di una generazione adulta, incapace di vedere i suoi vuoti, inadatta nel capire i propri umani errori, accecata da fumi di nebbia.
Sono entrato in quel “niente”, nei luoghi quotidiani della generazione Z, nelle scuole in cui avvengono quelle puerili metamorfosi; sono diventato “l’altro”, “l’alieno”, quella bestia che è dietro la cattedra. Ma ho ritrovato il senso di tutto, il motivo per cui si è deciso di aprire L’Incendiario.

Sono ritornato all’origine, a quella famosa poesia eponima che è stata d’ispirazione, L’Incendiario di Palazzeschi, pubblicata nel 1910 (per leggere interamente il testo Clicca qui). Si ritorna a quel poeta, che si reca in piazza per rendere onore a quell’incendiario, messo in gabbia e schernito dagli altri. Il poeta è in ammirazione: L’Incendiario per lui è meraviglia, per i suoi poteri, per la sua
naturale anima di fuoco, per la sua capacità di creare spontaneamente fiamme attraverso le mani. La poesia si conferma, pertanto, come una dichiarazione di un sana invidia del poeta nei confronti dell’ingabbiato: il poeta vorrebbe essere lui, vorrebbe avere la capacità innata di incendiare; ma ciò gli è impossibile, e si accontenta ed è contento di incendiare il mondo attraverso le sue pagine, attraverso le sue poesie:

Anch’io sai, sono un incendiario,
un povero incendiario che non può bruciare,
e sono come te in prigione.
Sono un poeta che ti rende omaggio,
da povero incendiario mancato,
incendiario da poesia.
Ogni verso che scrivo è un incendio.
Oh! Tu vedessi quando scrivo!
Mi par di vederle le fiamme,
e sento le vampe, bollenti
carezze al mio viso.

La poesia si conclude con la liberazione dell’Incendiario; il poeta lo fa uscire dalla sua gabbia, aprendogli la porta di questo vecchio mondo morto da incendiare:

Va, passa fratello, corri, a riscaldare
la gelida carcassa
di questo vecchio mondo!

Noi siamo, infatti, gli incendiari, per permettere a voi di bruciare, per aprire le vostre le gabbie, e darvi uno spazio, questo sito, su cui poter scrivere le vostre idee, le vostre critiche, letture e interpretazioni. Noi siamo il vostro strumento, per farvi incendiare il vecchio mondo.
Io incendio per voi.

E forse i professori, quelle bestie dall’altra parte della cattedra, non si rendono totalmente conto di essere Incendiari. Di essere quello strumento fondamentale per far costruire alla nostra generazione Z la loro struttura identitaria. Una generazione che ha desiderio di imparare, ha la forza di affermarsi, che vuole non omologarsi all’altro, che ha l’indole per essere ed essere qui. Una generazione che è colma di incendiari, ma non ha ancora coscienza di questo. Mi rivolgo, pertanto, a tutti coloro che oggi ricoprono quel ruolo, a tutti coloro che sono professori, dall’altra parte della cattedra: siate la miccia per questi incendi. Siate il poeta di Palazzeschi, che libera colui che è in grado di saper bruciare. Aprite le loro gabbie, togliete loro le loro fobie, perché le loro fiamme potranno finalmente ardere le nostre case, ammuffite dai troppi pregiudizi antichi. Siate i loro incendiari, perché io vedo incendiari in loro.

E mi rivolgo, infine, a te, caro lettore o cara lettrice delle generazione Z, presentandoti gli articoli che usciranno in questa settimana: riproporremo l’articolo di Leonardo Borvi, L’ineluttabile discesa. I sette piani di Dino Buzzati, per il cinquantenario della sua morte, nel 1972; si presenterà, inoltre, il terzo capitolo della fortunata serie di Roberta Sciuto Epistola che rinasce dalle ceneri, la terza lettera spedita a David Bowie, al fine di ricordare il miracolo della sua arte.

Per chiudere, adopero e inverto il significato di una nota canzone di Mahmood:
Benedetta questa vostra gioventù bruciata.

Antonello Costa per L’Incendiario.

Per editoriali Io Incendio di Antonello Costa Clicca qui

(In copertina: Il lanciatore di Fiori di Banksy)

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