Quanto guadagna un insegnante in una scuola privata?

Io Incendio: Quanto guadagna un insegnante in una scuola privata?

Cara lettrice, caro lettore,

Quanto guadagna un insegnante in una scuola privata?
La domanda mi tormenta da inizio settembre. Lo sa chi mi conosce, ho lavorato lo scorso anno in due scuole secondarie di secondo grado e in una scuola secondaria di primo grado. In luglio 2022 ci sono stati gli aggiornamenti delle famose GPS, le graduatorie provinciali per le supplenze, in cui sono riuscito a inserirmi anche senza abilitazione, come fanno molti neolaureati che vogliono intraprendere questa carriera. Il mio punteggio, però, a causa della poca esperienza lavorativa, è ancora troppo basso, e non ho ancora ricevuto alcuna chiamata. Ciò che può sembrarti un evento sfortunato dà, in realtà, origine a questa storia, una storia che è ancora più oscura dell’intricato sistema scolastico pubblico.

Se non ne sei a conoscenza, caro lettore o cara lettrice, ti è necessario sapere, prima che io inizi il racconto, che le scuole private e paritarie non assumono i propri docenti dalle Graduatorie provinciali per le supplenze: solitamente basta inviare il curriculum e una Messa a disposizione per l’anno scolastico corrente, un documento in cui si dichiara la propria classe di concorso e la propria disponibilità a lavorare con effetto immediato. In base all’esperienza curricolare, alcuni professori vengono selezionati dalle scuole per un colloquio conoscitivo, in cui entrambe le parti si presentano: il professore presenta la propria esperienza lavorativa, la scuola la posizione di lavoro, la classe di concorso, le ore settimanali, lo stipendio netto o lordo. Le scuole private, pertanto, non seguono alcuna graduatoria per l’assunzione, e potrebbe risultare più semplice entrare all’interno di questi ambiti scolastici. È risaputo, inoltre, che le scuole private e paritarie paghino di meno i propri professori rispetto alle scuole pubbliche, ma molti docenti sono propensi ad accettare comunque la posizione perché conferisce punteggio utile per scalare le graduatorie provinciali. Da queste premesse, inizia la storia di questo Io Incendio, che è andata a bruciare uno strato di lucida e bellissima resina che ricopriva un tronco fradicio. Pensavo, infatti, di inviare alcune domande a delle scuole private, ma il dubbio tornava, fuoco mai spento: quanto guadagna un insegnate in una scuola privata?

Il dubbio mi smuove, a mi porta a conoscere cinque personaggi, cinque persone che mi hanno raccontato la loro esperienza con le scuole private; e per preservare l’anonimato, ho deciso di soprannominare loro con i nomi degli X Men, in onore del grande professore dalle attività mentali straordinarie di questa famosa saga fumettistica e cinematografica, il Professor X.

Per caso sono stato ascoltatore della storia della prima professoressa, che chiameremo Rogue, ben prima che la domanda mi tormentasse. Era ancora fine luglio, e un po’ per noia e un po’ per semplice curiosità, mi andavo a interessare delle esperienze lavorative delle mie conoscenze, insinuandomi nelle loro vite private. E arrivo a Rogue, professoressa senza abilitazione come me inserita nelle GPS, che aveva sostenuto un colloquio con una scuola privata. Mi racconta della gentilezza e della cordialità dei datori di lavoro, forse fin troppo, quasi eccessiva e artificiosa; il posto nella scuola-famiglia era suo, poteva cominciare da settembre, fino a fine anno scolastico. Erano i violinisti di un notturno cullante, le corde stringono come lamiere; ma poi la corda si spezza, e un rumore stonato distrugge il notturno. I datori di lavoro confessano a Rogue che potranno presumibilmente iniziarla a pagare solamente da gennaio. “Intanto fai punteggio”, le sussurrano i datori di lavoro, come se questo fosse una reale forma di pagamento. Rogue rifiuta il posto di lavoro e preferisce aspettare la chiamata dalle scuole pubbliche. Mi racconta la vicenda, e “Hai fatto bene” le rispondo; ma Rogue non sa che è diventata una goccia d’acqua, tamburellante, perforante del mio vaso di Pandora, che mi ha portato a raccogliere le altre testimonianze. Ma una goccia d’acqua non basta.

E ho un incontro, forse scontro, con il secondo professore, il professor Bestia. E lo chiamo Bestia per la rabbia che mi ha trasmesso: per la sua ira nei confronti di un sistema scolastico pubblico, in cui ci sono fin troppi detentori quasi abusivi di posti fissi, e per la sua furia nei confronti dell’ambito privato. Bestia, a metà settembre circa, è infatti disperato, non ha ancora ricevuto una chiamata dalle scuole pubbliche e vuole tornare a insegnare. Manda il suo curriculum a una scuola privata che cerca professori e viene chiamato per un colloquio. Si riscontra, nuovamente, il modus operandi dei datori di lavoro di Rogue: sono molto accondiscendenti, “Dieci ore settimanali invece delle diciotto massime fino a fine anno scolastico, abbiamo orari molto flessibili, puoi iniziare dalla settimana prossima, abbiamo selezionato già le classi per te. Noi siamo come una grande famiglia e tu puoi farne parte”. E poi arriva il bacio di un mefistofelico Giuda: “I contributi li paghiamo noi, stai tranquillo, e lo stipendio è di cinque euro all’ora, per un totale di duecento euro al mese”. E in quel momento il nostro professore diventa Bestia, è colmo dalla rabbia per l’umiliazione, umiliazione che ha ricevuto l’intera classe insegnante: nessun lavoro dovrebbe essere pagato così poco, nessun professore dovrebbe sottostare a queste trappole, costretti ad accettare solamente per il punteggio, e a sperare un domani in un posto nel pubblico. Si diventa schiavi di un sistema scolastico in cui il privato riesce a lucrare sullo studente che vuole a tutti costi, con i soldi, il diploma e a sfruttare il desiderio e la passione di chi vuole insegnare : ti prometto il punteggio per poter lavorare in futuro, ma intanto ti sfrutto depotenziando il ruolo del professore dal suo valore lavorativo. Bestia, sconfitto e umiliato, rifiuta la posizione e mi convince a non inviare da quel momento domande alle scuole private. E fa crescere in me il desiderio di cercarne altri, la voglio di scrivere questa storia e comunicarla a te, caro lettore o cara lettrice. Volevo parlare con qualcuno che avesse lavorato in una scuola privata, forse è solamente un caso, due aghi, Rogue e Bestia, in un pagliaio.

Faccio mente locale tra le mie conoscenze, inizio a scartavetrare la resina, indago sui social tra contatti distanti e arrivo alla professoressa Mystica. Mystica ha lavorato quattro mesi in una scuola paritaria: “L’ho fatto solamente per il punteggio”, mi confessa. “Volevo diventare insegnante e mi era necessario accettare quel posto per aumentare la mia posizione in graduatoria”. Sono quasi irruente e le chiedo direttamente “Quanto ti hanno pagato”?. “Sui 400 euro circa”. “Al mese?” la incalzo. “No” mi interrompe Mystica, “Totali, per tutto il periodo lavorativo”. Resto sbalordito, di meno rispetto a quanto avessero offerto a Bestia, “Come è possibile?” chiedo a Mystica. Alza le spalle, in modo rassegnato. “Per contratto risultava che io lavorassi in quella scuola per solamente due ore settimanali, e per questo venivo pagata di meno. In realtà ero lì per sei ore settimanali…”. Mystica mi racconta, poi, del rapporto con gli alunni: “Strafottenti, menefreghisti, vedevo me stessa più come un cane da guardia che una vera insegnante”. Un’ultima osservazione di Mystica mi colpisce: “Ovviamente non tutte le scuole private sono così. Sono a conoscenza di posizioni in cui vieni gratificato il giusto per il lavoro svolto, ma i casi sono veramente pochi. È come avere davanti un cesto di frutta: se il cesto è occupato maggiormente da mele avariate, quella matura è sommersa sul fondo. E io più difficilmente riuscirò ad arrivarci, o forse smetterò di tentare, convinta che tutte le mele siano marce”.

Ma la storia degli X Men non può esistere senza uno dei suoi protagonisti più importanti: gli X Men non sono X Men senza Wolverine. E la mia storia, il mio Incendio possiede un Wolverine, un professore che ha deciso di parlare a te, caro lettore o cara lettrice, in una video-intervista, in cui la sua voce è stata appositamente modificata per l’anonimato. Io sono il suo semplice mezzo, la carta per dare fuoco al suo incendio. E ringrazio, pertanto, il professor Wolverine per aver avuto il coraggio di dirmi tutta la sua verità e senza mezzi termini. E attraverso questo video, la sua esperienza lavorativa in una scuola privata, la sua verità diventa anche tua, caro lettore o cara lettrice:

L’esperienza del Professor Wolverine in una scuola privata

“L’Iscrizione in queste scuole è molto onerosa, perché tutto è possibile lì dentro. Se sei stato bocciato due, tre volte, lì dentro puoi tranquillamente uscire come se non avessi perso gli anni”
“Gli studenti sono parcheggiati lì dalla famiglia, pago la scuola e ti prendi il diploma”
“Vieni umiliato da questo contesto”
“Mi sono trovato a fare lezioni con il mio riflesso sul vetro”
“Ho ricevuto i pagamenti in ritardo solo grazie all’intervento dell’avvocato”
“Non è dignitoso per un essere umano essere pagato in questo modo, a prescindere dal lavoro che fa”

Sono solo alcune parole di Wolverine, ma sono tagli, le lame sui palmi della mano, lo strappo alla mia domanda: che senso ha sapere quanto guadagna un insegnante in una scuola privata, se ciò che guadagna a livello umano è il nulla…
E sento il nulla nei confronti di questo tipo di dirigenze, che annullano l’insegnamento, lo rendono il nulla come quello che sento. La scuola diventa una fabbrica, un eterno ciclo tra pagamento e prodotto: si pagano le scuole per produrre diplomi, più finti che nuovi, e l’insegnante ne è solamente la macchina.

E quando la storia mi sembrava momentaneamente terminata, arriva lei, la Fenice. La professoressa Fenice ha una storia diversa rispetto agli altri X Men; lei è, infatti, una professoressa di ruolo, lavora da tempo, quasi vicino al pensionamento. La sua storia risale agli anni ‘80, quando ha intrapreso, dopo la laurea, una collaborazione lavorativa con una scuola privata, “Più per acquisire punteggio che per il pagamento, che già sapevo che non sarebbe stato adeguato” mi confessa. “Gli alunni in genere erano poco motivati: mancava lo studio e la partecipazione. E nonostante l’apparente severità di chi gestiva, alla fine dell’anno scolastico c’era la netta volontà di spingere alla promozione. Questo interferire nelle decisioni del docente, in merito alla valutazione negativa, forse è stato l’elemento che più mi ha infastidito in quel periodo”. Fenice è la mia luce su quanto accadeva troppi anni fa, e scrivo troppi perché ne consegue un’amara consapevolezza: è un sistema malato che esiste da tempo, e che ancora persiste, come fenice che muore e risorge continuamente. Fenice ne è consapevole, e quando le chiedo se consiglierebbe a un giovane professore di intraprendere rapporti con questo tipo di scuole private fa fatica a rispondere: perché, per quanto l’esperienza nelle scuole private possa presentare delle criticità, è funzionale all’accesso nelle scuole pubbliche grazie al punteggio accumulato. Ma Fenice mi sconvolge con una novità rispetto agli altri, una parte della storia ancora non raccontata. Quando le chiedo della gestione dei pagamenti, per sciogliere il mio dubbio, mi risponde: “Purtroppo i contributi non mi sono stati versati per intero, ma solo in parte. La prassi era quella di licenziare durante i periodi non lavorativi per poi riassumere. In questo modo i contributi non risultavano pagati per intero”. Questo subdolo gioco da parte di questa scuola privata ha l’effetto di condizionare la misura e la maturazione del diritto alla pensione: per semplificare, caro lettore o cara lettrice, il docente in questa scuola privata viene licenziato, per esempio, durante le vacanze natalizie o la pausa estiva, per poi essere riassunto solamente quando l’attività didattica viene ripresa. Pur lavorando, pertanto, molti anni in questa scuola privata, quanto versato ai fini del pensionamento risulterà sempre nettamente inferiore, come se si avesse lavorato per molti meno anni, a causa di questo loro spietato tranello risparmia-soldi. Un professore, come Fenice, può pertanto ritrovarsi a lavorare più anni in scuole pubbliche, quando sarebbe potuto andare in pensione prima se la scuola privata avesse pagato i contributi senza compiere questi finti licenziamenti. E al termine della confessione di Fenice, mi sembra quasi impossibile non generalizzare, e mi entra in testa questa immagine: forse nelle scuole private la corona d’alloro di Dante e sostituita da una corona di banconote?

Ed eccomi qui, caro lettore o cara lettrice, che devo trarre le somme e rispondere alla domanda: quanto guadagna un professore in una scuola privata? Ti risponderei poco, a livello materiale, dal punto di vista del dio denaro; ti rispondo il nulla, a livello umano, dopo i racconti di Rogue, Bestia, Mystica, Wolverine e Fenice, che ringrazio per essersi raccontati. E una considerazione di Wolverine mi avvicina al mio finale provvisorio: avrei scelto di voler diventare un professore se avessi avuto come prima e unica esperienza quella in una scuola privata? Avrei capito l’onore di questo lavoro, fino a desiderare con tutto me stesso, quasi a sognare, quella cattedra?
No, caro lettore o caro lettrice. Purtroppo no, avrei perseguito un’altra strada lavorativa.

Ma sento che questa storia non è ancora conclusa, ci sono altri X Men che possono avere storie diverse, storie belle, storie di passaggio, quegli amori fugaci che durano poco ma che lasciano emozioni piacevoli, o storie peggiori, di quella di Rogue, Bestia, Mystica, Wolverine e Fenice. Chiunque volesse raccontarmi la propria storia in una scuola privata, mi scriva tramite l’email dell’Incendiario:
redazione.incendiario@gmail.com.

E lungi da me l’incoerenza, non inserendo un riferimento letterario in questo articolo, ti lascio, caro lettore o cara lettrice, con un estratto di una lirica di Elio Pagliarani da Cronache e altre poesie (1954):

Quanta pienezza di vita e ricchezza di esperienza!
di giorno il lavoro, la scuola di sera, di notte schiamazzi
(chi sa due lingue vive due vite)
di giorno il lavoro la scuola di sera, – non tutti la notte però fanno i
[i compiti
e non imparano le poesie a memoria, di notte preferiscono fare
[schiamazzi,
nascondere il righello a una compagna
e non fanno i compiti
– ma non c’è nessuno che bigi la scuola
sono avari
tutti avari di già, e sanno che costa denari denari.

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