MMXX – Magma

Capitolo 1: Profumo
Capitolo 3: Elastico

Cerco le frasi per questo eterno risveglio. Mi abisso nella vasca della mia memoria.

La vasca da bagno è il rito delle luci dell’alba, la riempio al mattino, preferendo il ritardo al lavoro, che evitare la vasca scegliendo la doccia. Nel pomeriggio, la sera, non mi interessa, la doccia è più veloce, ma la mattina devo riempire la vasca. L’acqua che impatta sul marmo, rumore cristallino. Lo specchio si appanna di quel solito vapore. I profumi aromatici, spero non facciano una schiuma infantile. Il gusto del caffè annuncia l’amaro di questo mio atto zero costante. Discendo nell’acqua, catartico. Confondo fluidamente il liquido caldo con un altro liquido, il magma.

Il magma di un’attività quiescente, il magma della memoria. La vasca è colma di magma, perché la memoria è come una vasca colma di magma, in cui si è costretti a farsi il bagno, ogni giorno. Un bagno di lacrime rosse, il dolore del non ritorno. Per qualcuno che si è perso e non può ritornare, mai. Il dolore della morte.

I primi giorni si è un vulcano attivo, infinite, lacrime che impietosiscono chi ti è attorno. Gli altri cercano di farti star bene: ti ho preparato il tuo piatto preferito, perché non studi un po’, ti distrai, andiamo a camminare in montagna. La verità si sbiadisce, sembra che non lo capiscano, devono lasciarti piangere.

 Quando gli occhi bruciano sul viso, le lacrime si spengono, si diventa quiescenti, vulcano spento, che si bagna nel suo lago sotterraneo di magma. La memoria è quel lago, quella vasca colma di magma, sotterraneo, ustioni sotto la pelle, ogni ferita per qualcuno che hai perso. Le ustioni, la pelle, il tatto, esternamente guariscono, con uno sguardo severo si finge di non provare più dolore. Ma il senso spietato del tatto internamente continua a ferire, ogni giorno. Il magma brucia per piccoli segni, segnali quotidiani.

Il passo dell’uomo che attraversa la strada è lo stesso di chi hai perso.

Un abbraccio, come quelli che ti dava chi hai perso.

La maglietta nell’armadio che ti ha regalato chi hai perso.

Hai preso il caffè amaro, usanza di chi hai perso.

Una frase, poche parole, un io ti voglio bene, come ti diceva chi hai perso.

Un’emozione, un’ustione, un dolore, un silenzio, uno schiaffo, un amore, che ti ricordano chi hai perso.

Come le gocce d’acqua che facilmente cascano sul marmo, il magma della memoria si alimenta di questi semplici gesti, dei ricordi più ingenui, che bruciano più di un incendio.

Sono purtroppo una pessima persona concreta, queste ustioni mi infastidiscono, scalfiscono la pietra che ho creato. Non posso evitarli però. Li ho sostituiti quindi, e funziona, ci sono riuscito, li ho sostituiti con questo bagno caldo, la mattina. Un momento al giorno, lo consiglio, dedicato al dolore, dedicato alla memoria, un momento di solitudine, lontano dalla pietà dovuta degli altri, un momento per chi ho perduto. Mi calo davvero nel magma della memoria, e so che nel giorno riuscirò più facilmente forse a far finta, forse a resistere.

È un nostro momento presente, mio e di chi ho perduto. Riviviamo insieme attraverso il tenue ricordo, il magma della memoria:

il passo

l’abbraccio

la maglietta

il caffè

le poche parole

l’emozione

l’ustione

il silenzio

lo schiaffo

l’amore.

AVI

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