Essere o non essere… Super? La rivoluzione Daredevil

Una delle serie di punta di Netflix è sicuramente stata Daredevil che, dal 2014 fino al 2018, ha appassionato una moltitudine di utenti, diventando un successo sia di pubblico che di critica. Cosa però ben più importante, la serie non ha avuto solo la benedizione di chi conosceva per la prima volta il personaggio, ma è riuscita a tenere incollato allo schermo anche chi (come il sottoscritto) già aveva avuto modo di innamorarsi della storia di Matt Murdock sugli albi a fumetti. Ma quali sono le ragioni di questo successo? Quanto è da attribuire al soldo di Netflix e quanto invece era già scritto negli albi? È quello che scopriremo.

Contrariamente a quanto si possa pensare, Daredevil non è subito un successo per la Marvel. Ma si sa, sono proprio le storie come queste che ci piacciono di più. Daredevil 1 esce nel 1964, mentre la Marvel consacrava sempre di più sé stessa al successo con i Fantastici Quattro, Hulk, Spiderman e Iron-Man. Ai testi della nuova testata troviamo sempre Stan Lee, mentre ai disegni Bill Everett (già creatore del personaggio di Sub Mariner, vera e propria icona del fumetto super degli anni ’30). L’esordio è dei più famosi: il giovane Matt Murdock, nato nel quartiere di Nwe York Hell’s Kitchen, rimane cieco a causa di un incidente durante la sua infanzia. Privato della vista riesce però a percepire il mondo attorno a lui grazie ai suoi sensi supersviluppati e a un nuovissimo senso radar. Quando è ancora giovane il padre, che per mantenerlo faceva il pugile e che lo aveva sempre spinto a studiare per avere una vita diversa dalla sua, viene assassinato dalla malavita. Matt decide così di punire gli assassini usando i suoi poteri, mascherandosi e uscendo la notte. Con il tempo, Matt riesce a proseguire gli studi diventando un avvocato, mentre il suo alterego Daredevil lo accompagna nel corso della sua vita. Il titolo stenta però a decollare: vuoi il subitaneo abbandono di Everett e il seguirsi di diversi autori sin dai primissimi numeri, vuoi l’esordio con un costume totalmente diverso da quello che conosciamo (e decisamente meno accattivante), vuoi anche trame romanzesche che non potevano competere con quelle di altre testate della stessa Marvel. DD finisce presto nel dimenticatoio, sebbene conosca in questa prima fase alcuni momenti particolarmente apprezzati, come la run disegnata da Gene Colan.

Intanto il mondo cambia e il fumetto, quello buono, cerca di adeguarsi. Era il 1979: alla testata di DD approda un nuovo disegnatore, che aveva esordito alla Marvel illustrando alcune storie di Spiderman. Gli editori decidono di affidargli non solo i disegni, ma anche la gestione delle trame per le storie del diavolo di Hell’s Kitchen. Infondo, era una testata poco seguita: chi la prendeva poteva sostanzialmente fare quello che gli pareva. Fu così che Frenk Miller ottenne un incaricò che segnò per sempre la storia del fumetto. Quella di Miller, come tutte le intuizioni geniali, fu una decisione semplice: calare Matt Murdock nella vita reale. La New York che Miller decide allora di portare sulle pagine di quegli albi è una metropoli sporca, corrotta e notturna, popolata non da supercattivi strampalati, ma da malavitosi senza scrupoli, spacciatori disperati e sicari letali. Questi criminali sono poi collegati a un personaggio che Miller aveva già incontrato sulle pagine di Spiderman: Wilson Fisk, alias il Kingpin: nelle mani di Miller Fisk diventa il vero boss del crimine di New York. Si pensi anche alla nuova lingua che Miller porta nei fumetti: le didascalie introduttive abbandonano quel tono enfatico e accattivante che scimmiottava il primo Stan Lee, per arrivare a esiti più letterali e maturi come:

Chiudi gli occhi, lascia che la notte ti sfiori. / Senti la pioggia fredda e battente che ti cade sul viso e che ti bagna i vestiti. / Ascolta una chiatta che ulula sul fiume, una campana solitaria che batte la mezzanotte. / Gusta l’odore del traffico che ristagna nell’aria…annusa la spazzatura che ha il fetore di un altro misero giorno nel Lower East Side di New York . / Lascia che la notte ti sfiori…non potrai coglierla che in parte. Solo un uomo può farlo del tutto…un cieco!

Matt affronta questa New York, e lo fa con il suo handicap: Miller è il primo infatti a realizzare che se sei Capitan America puoi comunque sollevare un’auto, se sei l’Uomo Ragno puoi comunque arrampicarti sui muri. Se sei Daredevil invece sei un cieco che al massimo può capire se chi ti sta parlando ha cenato al giapponese o all’indiano dall’odore dei suoi vestiti. La forza del personaggio quindi non è quella di Daredevil: è quella di Matt Murdock. Questo assioma è sviluppato e portato a devastanti conclusioni in una degli archi narrativi che hanno segnato un prima e un dopo nella storia dei fumetti: Born Again, uscita nel 1986 sui numeri dal 227 al 233 di DD.

L’esordio è tragico: Karen Page, ex segretaria (nonché fiamma) di Matt, è diventata una cocainomane che, per comprare l’ultima dose, vende l’unica cosa di valore che le è rimasta: l’identità segreta di DD. La notizia fa il giro della malavita e arriva a Kingpin che, grazie all’immenso potere della corruzione, riesce a spezzare la vita di Matt, privandolo del suo mestiere prima e della sua casa poi, attraverso una serie di mosse precise e mirate. Kingpin vuole spezzare Murdock non perché sia la sua nemesi, non perché sia una spina nel fianco del suo impero del crimine. Semplicemente, Murdock è l’ultima persona giusta che Fisk conosce. E il nostro, come un moderno Giobbe, assiste al precipitare della sua vita, tra rabbia ed impotenza. I primi 3 numeri della saga vedono un Matt Murdock sempre più provato aggirarsi per New York come uno spettro consumato dal dolore e dal desiderio di vendetta contro Kingpin. Poi il confronto tra i due, che però sancisce il trionfo del re del crimine: un Murdock troppo emaciato e irruente non riesce ad avere la meglio del suo nemico. Mentre però Fisk crede di essersi sbarazzato di DD e di Murdock, comincia la rinascita del nostro eroe: non solo fisica ma anche spirituale. In questa storia Miller ha anche infatti modo di approfondire un altro lato del carattere di Matt Murdock: la fede cristiana. Questa ha il suo apice nella redenzione e nel perdono, quando un Matt ristabilito sceglie di salvare quella Karen Page che lo aveva condannato e che adesso lo stesso Kingpin voleva eliminare. Negli ultimi due numeri Kingpin manda un sicario a mettere a ferro e fuoco il quartiere di Hell’s Kitchen per stanare definitivamente DD: e, tra le fiamme della distruzione, dopo Matt torna anche il suo alter-ego. Anche il comparto grafico aiuta a costruire il dramma, le tensioni e la violenza. I disegni di Mazzuchelli sono carichi di quella emotività che non sembra affatto costruita e che, proprio per questo, si sedimenta con leggerezza nella memoria. Iconiche le scene in cui Matt riabbraccia Karen o in cui DD torna tra le fiamme della distruzione di Hell’s Kitchen.

Ma, è il caso di dirlo, il diavolo sta nei dettagli: le splash-page iniziali dei primi 3 numeri, quelli in cui Murdock va incontro alla sua prova più dura, rappresentano il nostro eroe dall’alto, in posizione distesa. La pagina del numero 230 invece, in cui comincia la rinascita di Matt e di DD, rappresenta un Murdock in piedi, nel pieno possesso di una ristabilita forza fisica e mentale.

Miller ha dato con il suo DD una lezione di stile che ha cambiato per sempre il fumetto. Sulle pagine del diavolo di Hell’s Kitchen questo autore si farà le ossa per arrivare, sempre nel 1986, a destabilizzare ancora il mondo del fumetto americano sconvolgendo un altro supereroe: Batman, nell’immortale opera Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Dopo la sua esperienza su DD, Miller continuerà a raccogliere successi: per fare solo alcuni esempi oltre a Il ritorno del Cavaliere Oscro, lavorerà ancora su Batman in Anno Uno (riscrivendo le origini del personaggio) e tronando poi ancora su DD nel 1993, con L’uomo senza paura (altra opera di origini). Per quanto riguarda invece Daredevil, il nostro diavolo preferito ha continuato dopo Miller a conoscere gestioni pregevoli, come quella di Ann Nocenti, dedicata alla critica sociale, quella di Brian Micheal Bendis, che ha declinato il lato più noir del personaggio, e quella più recente di Mark Waid, che invece coniuga i temi classici del personaggio con una leggerezza sorprendente che non è mai banalità. Fino ad arrivare alla serie Netflix del 2014: la storia di Matt Murdock continua ad insegnarci ancora tanto.

Fabio Massimo Cesaroni 

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